La verità è che siamo deboli e indifesi

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

La verità è che siamo deboli e indifesi

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Non si tratta più di una guerra alle organizzazioni terroristiche. E’ qualcosa con cui la mente umana ha difficoltà a relazionarsi. Le guerre sono sempre esistite, così come la brutalità contro i nemici. Ovviamente ogni conflitto ha una sua storia e le sue motivazioni ma quando si parla di Jihad l’orrore è diventato la normalità.

Se le decapitazioni in mondovisione ci sembravano il punto più basso che l’umanità abbia mai raggiunto, lo Stato Islamico ci ha in seguito mostrato prima un uomo bruciare vivo dentro una gabbia e poi ostaggi uccisi con un colpo di pistola alla testa da parte di ragazzini tredicenni. Abbiamo a che fare con qualcosa di molto più oscuro di quello che pensiamo. Pura cattiveria da mostrare alle telecamere, quello che in gergo si chiama “Snuff film”.

Cerchiamo di non sbagliare, lo Stato Islamico non è solo quello che opera in Siria e in Iraq. Negli scorsi anni abbiamo visto bambini massacrati a scuola in Pakistan, villaggi bruciati in Nigeria, aerei lanciati contro edifici di New York, autobus civili esplosi in pieno centro a Gerusalemme. L’unica reale differenza fra ISIS, Boko Haram, Talebani, Hamas ed Hezbollah è che agli uomini di al-Baghdadi piace farsi riprendere mentre massacrano gli innocenti. Dovremmo prestare molta più attenzione ai numeri, solo quelli spesso dicono la verità. Nel 2013 la Jihad ha ucciso circa diciottomila persone, nel 2014 il conto dei morti sale a trentaduemila, per i dati del 2015 dovremo attendere ancora qualche mese ma l’attentato del museo del Bardo di Tunisi, quelli di Parigi e di Copenaghen non lasciano intravedere un futuro luminoso. Tutti questi massacri solo in nome della Jihad, del terrorismo islamico. Le guerre fanno milioni di vittime che restano una statistica, la Jihad ne stermina una alla volta aumentando sempre di più il livello di violenza per rendere chiaro il suo scopo: terrorizzarci.

Il mondo libero è debole, così come lo è il mondo dei musulmani che non accettano la Jihad. E’ indifeso dagli attacchi delle migliaia che hanno deciso di aderire al credo omicida del radicalismo islamico. E’ indifeso anche a causa del supporto che questo credo riceve nelle comunità islamiche di tutto il mondo. Secondo un istituto di ricerca di Doha, in media il 7% dei fedeli musulmani in ogni paese arabo è favorevole alla Guerra Santa, il 15% invece nei paesi occidentali. Un numero piccolo ma che se rapportato al miliardo e mezzo di musulmani nel mondo significa decine di milioni di persone pronte a combattere gli infedeli.

Recentemente è deceduto re Abdullah, sovrano dell’Arabia Saudita, l’uomo che aveva avvertito qualche mese fa che la Jihad è la prima vera minaccia alla pace nel mondo. Re Abdullah di Jihad ne sapeva qualcosa visto che la sua nazione ha finanziato per venti anni vari gruppi terroristici prima che gli scoppiasse tra le mani. L’occidente però ha qualche difficoltà di comprensione: i leader di Hamas parlano esplicitamente di annientamento degli ebrei e dei cristiani e la risposta sono cortei e marce pro-Hamas nelle maggiori città europee incoraggiate dalle forze progressiste. Il risultato non è una maggiore comprensione di Hamas ma una giustificazione delle sue atrocità con il rischio che fra qualche anno la stessa operazione logica avverrà con l’ISIS in nome di un anacronistico anti-americanismo.

In molti credevano che l’11 Settembre avesse cambiato il mondo in maniera definitiva, che stava per iniziare un’era di risveglio e comprensione del problema Jihad. Possibile che sia stata solo un’illusione? Da quel momento la Jihad è diventata sempre più forte e più assetata di sangue, il mondo che la combatte invece sempre più impotente. Possiamo solo sperare che qualche leader occidentale ad un certo punto rinsavisca, augurandoci che quando quel momento arriverà non sarà troppo tardi.

 

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