La risposta “ebraica” all’attentato in sinagoga

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Micol AnticoliEditor & Event Manager
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Antisemitismo, Ebraismo

La risposta “ebraica” all’attentato in sinagoga

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Dopo la sanguinosa giornata di ieri, in cui cinque cittadini israeliani – quattro ebrei e un druso – sono stati uccisi a pallottole e accette, le Comunità ebraiche italiane hanno opportunamente reagito.

Non era mai successo che si attaccasse una sinagoga in quella zona di Israele ed erano anni che non si arrivava ad un livello di violenza così alto, peraltro con la profanazione di un luogo di culto. Gli ebrei – non lo si dimentichi – sono continuamente aggrediti e minacciati anche in Europa, ed è facile in questi periodi scoraggiare i cittadini a recarsi nelle sinagoghe o a portare i figli nelle scuole e nei centri ricreativi ebraici. Non manca chi rinuncia alla propria vita ebraica, alla propria identità per paura di essere oggetto di attentati anche qui in Italia.

Per questo le comunità ebraiche hanno scelto di mandare un messaggio deciso in risposta all’ennesimo attentato contro gli ebrei: SE COLPISCONO UNA SINAGOGA, ANDIAMO TUTTI IN SINAGOGA.

Da Roma a Milano, ma anche nelle medie e piccole comunità come Livorno, Merano, Torino e Verona, i templi sono stati un via vai di fedeli, anche non osservanti che hanno voluto avvolgersi nei manti religiosi e stringersi al braccio i tefillin, i filatteri sacri, simboli di una tradizione cinque volte millenaria che non è morta insieme agli alti popoli antichi, ma è sopravvissuta a testa alta nonostante le continue vicissitudini storiche.

I presidenti e i rabbini sono stati molto chiari: niente vendette o esaltazioni, ma rispondere “ebraicamente”, con la preghiera e con l’unità. Continuare a vivere il proprio ebraismo senza paura e con orgoglio, perché se l’obiettivo dei terroristi è quello di creare il panico all’interno delle istituzioni e delle famiglie ebraiche, devono sapere che non ci si piegherà di fronte a nulla e si continuerà ad educare i figli alla pace e al rispetto del prossimo. Mai comunque alla sottomissione e alla passività rispetto agli atti di violenza.

Stamane, oltre al Presidente della Comunità Ebraica di Roma Pacifici, hanno pregato insieme ai ragazzi delle scuole ebraiche l’Ambasciatore d’Israele in Italia Naor Gilon, il Ministro dell’energia israeliano Silvan Shalom e l’Onorevole del Partito Democratico Emanuele Fiano.

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