Kurdistan iracheno sempre più strategico in Medio Oriente

I nuovi scenari visti da una prospettiva diversa

Carlo Panella
Carlo PanellaGiornalista & Scrittore
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Medio Oriente

Kurdistan iracheno sempre più strategico in Medio Oriente

I nuovi scenari visti da una prospettiva diversa

Medio Oriente
Carlo Panella
Carlo PanellaGiornalista & Scrittore

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Nel totale disinteresse degli analisti e dei media, il piccolo ma importante Kurdistan iracheno sta prendendo una serie di provvedimenti cruciali per il Medio Oriente, in grado di scardinare non solo le singolari strategie di Barack Obama, ma anche di creare il più serio ostacolo alle strategie espansioniste e destabilizzatrici di Teheran.
La notizia di qualche giorno fa è straordinaria: Masoud Barzani, presidente del Kurdistan iracheno ha annunciato di avere avviato le procedure politiche – d’accordo con l’altro grande partito curdo, la Upk- e istituzionali, per tenere un referendum sulla indipendenza del suo stato curdo. Notizia di per sé esplosiva, soprattutto se la si accompagna all’altra notizia che – di nuovo stranamente – non ha interessato nelle ultime settimane analisti e media: l’invio di 1.200 militari turchi in Iraq. Il fatto è che a invitare Tayyp Erdogan a inviare questo contingente è stato proprio Masoud Barzani. Dunque, i curdi iracheni chiedono ai turchi, che stanno bombardando i curdi turchi attestati nel Kurdistan iracheno, a difenderli. E’ questo un paradosso solo apparente che disvela una dinamica centrale che si sta rafforzando in Mesopotamia: Masoud Barzani e i curdi iracheni sono sempre più alleati di Tayyp Erdogan e della sua Turchia, al punto che non solo non condannano i raid aerei turchi contro il Pkk sul proprio territorio – chiedono solo che non colpiscano più i civili- ma in realtà li apprezzano. Questo perché i curdi non sono affatto uniti, anzi, e giustamente Barzani e i curdi iracheni considerano i curdi turchi e i loro alleati, i curdi siriani, degli avventuristi settari.

Dunque, c’è curdo e curdo, verità banale che andrebbe soppesata da chi esprime troppo facili entusiasmi per l’eroismo dei curdi di Kobane e del Rugava, la regione curda siriana autonoma. Da una parte c’è il blocco curdo iracheno, che ha dato vita ad una regione di fatto autonoma solo grazie all’intervento militare di George W. Bush nel 2003, che sta costruendo una democrazia nascente con capitale Erbil e che è legato a doppio filo, sotto il profilo politico come sotto quello economico con la Turchia. Dall’altra parte c’è il blocco curdo Pkk-Pyg, turco-siriano, di matrice marxista leninista e settaria, all’interno del quale negli ultimi mesi ha preso il sopravvento la componente militarista che ha emarginato la dirigenza moderata fedele a Abdullah Ocalan, facendo saltare la road map di pacificazione che Masoud Barzani aveva impostato, portando Erdogan e Ocalan a una storica intesa nel 2003.
Basta pensare al momento e al modo con cui questa road map turco-curda di pacificazione è stata fatta saltare, per comprendere l’avventurismo irresponsabile della attuale direzione del Pkk, in piena sintonia con quella del Pyg siriano. All’indomani dell’attentato di Suruc del 20 luglio scorso, infatti, nonostante che fosse evidente, acclarato oltre ogni dubbio (è stato subito individuato il nome dell’attentatore kamikaze) che la responsabilità era dell’Isis, il Pkk ha deciso di aprire la guerra… contro la Turchia, non contro l’Isis. Follia stigmatizzata pubblicamente da Masoud Barzani il 2 agosto scorso. Da allora, il Pkk ha ucciso non meno di 100 militari turchi, provocando la ovvia reazione turca dei raid aerei che hanno ucciso non meno di 1.000 peshmerga del Pkk. Una dinamica militarista e avventurista, che ha peraltro penalizzato lo stesso Hdp, il nuovo partito curdo turco di Salettin Demirtas, che si è trovato stritolato tra i bombardamenti turchi, che non poteva che stigmatizzare, e il terrorismo del Pkk, da cui fatica per ovvie ragioni a prendere le distanze, con l’ovvio risultato di una pesante penalizzazione nelle recenti elezioni turche.

In questo contesto, l’iniziativa di Masoud Barzani di avviare l’iter del referendum autonomista nel Kurdistan iracheno ha un evidente risultato: offre alla Turchia l’estro per una piena copertura del processo, addirittura per esserne garante tramite l’invio del suo contingente militare –sintomo evidente dell’intesa tra Erdogan e Barzani- sottrae al governo sciita di Baghdad il governo politico su una regione strategica e indebolisce la mezzaluna-sciita (Libano, Siria, Iraq, Iran, in piena continuità politica, sotto l’egemonia di Teheran) che è il progetto geopolitico, all’insegna della esportazione della rivoluzione iraniana- perseguito da Teheran con l’appoggio della Russia e fa saltare gli equilibrismi di un Obama che non sa e non vuole scegliere tra fronte sciita e fronte sunnita.
Un detonatore per l’esplosione di contraddizioni epocali.

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