Israele,Marocco e Turchia: l’ipocrisia europea quando si parla di occupazione

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Israele,Marocco e Turchia: l’ipocrisia europea quando si parla di occupazione

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Molti funzionari dell’Unione Europea sostengono che Israele stia illegalmente occupando la West Bank e stanno mettendo in piedi via via un sistema per cui non ci sia alcuna facilitazione per le attività israeliane in questi territori. Eppure gli stessi funzionari preferiscono chiudere un occhio quando si tratta dell’occupazione turca nel Nord dell’isola di Cipro, di quella marocchina nel Sahara Occidentale o di quella cinese in Tibet.

Nei prossimi mesi si discuteranno proposte come la restrizione delle interazioni tra banche europee ed israeliane se quest’ultime hanno interessi negli insediamenti (praticamente tutte le banche nazionali d’Israele ne hanno) e il rifiuto di riconoscere i titoli di studio di istituti israeliani nella West Bank. Senza contare la già approvata nuova norma che renderà necessaria una particolare etichettatura per i prodotti provenienti dagli insediamenti ebraici.

Delle cinque diverse misure proposte nel 2013 dallo European Council of Foreign Relations ad oggi ne sono state implementate tre: l’esclusione degli insediamenti dall’accordo di scambio Israele-UE, la recisione di ogni contatto con l’Università di Ariel e l’invito per le aziende europee a non investire negli insediamenti.

Se analizziamo però il comportamento dell’Unione Europea nei confronti di altre realtà simili ne viene fuori tutta la sua ipocrisia. Ad esempio esiste un intero programma con cui viene finanziata direttamente l’occupazione turca nel Nord di Cipro. Attraverso questo programma vengono costruite infrastrutture, finanziate borse di studio e incentivate le attività economiche. Ad un primo sguardo potrebbe sembrare simile al programma di aiuto per i palestinesi, in realtà scopriamo che i coloni turchi non ne sono esclusi e possono beneficiarne direttamente o indirettamente. Per gli europei non ha importanza se le sanzioni colpiscono anche i palestinesi che lavorano nelle società presenti negli insediamenti, l’importante è colpire i coloni.

E che dire dell’accordo UE-Marocco con cui si finanzia direttamente la pesca nel Sahara Occupato? In pratica l’Unione Europea sta pagando l’occupante per permettergli di esaurire le risorse naturali degli occupati! E naturalmente le grandi compagnie come Total e Michelin sono libere di fare affari in tali territori. Inoltre L’Unione Europea ha un atteggiamento completamente opposto rispetto agli occupati: mentre i palestinesi sono meritevoli di tale status, il Fronte Polisario, una sorta di OLP per il Sahara Occidentale, è attualmente citato in giudizio presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea per l’accordo, strenuamente difeso dalla diplomazia europea, sulla pesca da parte del Marocco.

Israele ha diritti legali di gran lunga superiori a quelli delle nazioni occupanti con cui l’Unione Europea fa affari. La Società delle Nazioni assegnò queste terre al “focolare nazionale ebraico”. Inoltre la West Bank non apparteneva alla sovranità di nessuno Stato quando Israele la conquistò, durante una guerra difensiva, alla Giordania che la occupavano illegalmente. Fra l’altro la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU numero 242 afferma esplicitamente il diritto per gli israeliani di mantenere parte del territorio conquistato.

Temi come questi dovrebbero essere sollevati di fronte a qualsiasi funzionario UE, non tanto per cercare di influenzare la politica estera comunitaria ma per mettere a nudo l’ipocrisia delle istituzioni europee.

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