Israele, l’ebreo razzista e la palestinese terrorista, entrambi sospesi dalle elezioni

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Micol AnticoliEditor & Event Manager
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Israele, l’ebreo razzista e la palestinese terrorista, entrambi sospesi dalle elezioni

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Chi tira troppo la corda, rischia di spezzarla. È ciò che sta succedendo alla parlamentare araba israeliana Hanin Zoabi, del partito Balad, che rischia di essere sospesa dalla corsa alle prossime elezioni che si terranno il 17 marzo in Israele.

Il deputato Zoabi, donna palestinese che gode di tutti i diritti come qualsiasi altro cittadino israeliano di qualunque colore, fede, etnia, in questi anni non si è limitata a criticare e a fare opposizione politica nei confronti dei governi israeliani, come sarebbe lecito, ma ha avviato vere e proprie campagne d’odio e di incitamento alla violenza contro la popolazione ebraica in Israele.

Zoabi, per esempio, salì a bordo della Mavi Marmara – la nave che violò il blocco navale verso Gaza e i cui passeggeri attaccarono i militari israeliani con spranghe, pietre e bombe incendiarie – e invocò i suoi amici di “mettere Israele sotto assedio”.
La stessa dichiara pubblicamente da anni che il terrorismo palestinese non è altro che un lecito mezzo per arrivare alla liberazione della Palestina. Il culmine che ha scatenato poi il putiferio, lo ha raggiunto durante la scorsa estate, quando ha affermato che il rapimento e l’uccisione dei tre studenti israeliani Eyal, Gilad e Naftalì (16 anni) non sono stati atti di terrorismo. Oltre a questo, la parlamentare, insieme ad altri due colleghi arabi, sono volati qualche mese fa in Qatar, il maggiore finanziatore del terrorismo palestinese, suscitando seri dubbi sul legame con quella che lei chiama “lotta di liberazione”.

Oggi il Comitato Elettorale Centrale ha votato l’esclusione di Hanin Zoabi dalle prossime elezioni, sorte che è toccata anche al collega ebreo di estrema destra Baruch Marzel, a causa di alcune dichiarazioni di stampo razzista.
Ora la decisione per le sorti di entrambi i parlamentari saranno gestite dalla Suprema Corte di Giustizia, ma Zoabi, come un disco rotto, continua a difendersi attaccando la Knesset, il Parlamento israeliano, che sarebbe “composto in gran parte da razzisti”. “Ciò che vi preoccupa è che mi comporto come una palestinese e lotto come una palestinese”, ha affermato puntando il dito contro gli altri partiti. Con 27 voti a favore e 6 contrari, hanno votato l’esclusione della Zoabi i partiti Likud, Bait Yehudi, Israel Beitenu, Shas, Zionist Union e Yachad.

Comunque andranno a finire le cause, le accuse di razzismo e di Apartheid mosse da Hanin Zoabi fanno sorridere: il capo della Corte Suprema israeliana infatti è un giudice arabo, lo stesso che condannò al carcere l’ex Presidente di Israele Moshe Katzav e lo stesso che deciderà se includere o meno nella corsa alle elezioni la stessa Zoabi. E vi saranno arabi anche fra coloro che il 17 marzo prenderanno in mano la scheda elettorale e voteranno qualsiasi partito vogliano, che sia composto da musulmani, da ebrei, da cristiani, o che sia un partito misto.
Di certo non si possono biasimare coloro che vogliono evitare sia eletta di nuovo una parlamentare che inneggia alla violenza e al terrorismo contro gli stessi cittadini che dovrebbe rappresentare attraverso le nomine parlamentari.

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