Israele e il miracolo di essere ancora qui

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Mario Del MonteEditor
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Israele

Israele e il miracolo di essere ancora qui

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Anche se ci sono momenti in cui pensiamo che le cose non possano andare peggio di così, anche se la situazione politica è cupa ed è fonte di preoccupazione per molti, una volta l’anno i cittadini israeliani riescono a ricordarsi quanto la realtà in cui vivono è andata ben oltre le più rosee aspettative.

Lo Stato d’Israele è un miracolo. Certo ci sono una serie di problemi, alcuni dipendono dagli stessi israeliani altri da forze esterne che vorrebbero distruggerlo. Per capire però la vera realtà di Israele è bene fare un passo indietro nel tempo e analizzare alcuni aspetti storici.

L’oscurità avvolge Israele da molto tempo. Dal 2005 le cose si sono fatte sempre più dure: da quell’anno non è passato un mese senza che ci fosse un grave attentato contro i cittadini israeliani, il ritiro da Gaza sembrava stesse per portare il paese sull’orlo di una guerra civile. Dieci anni prima la situazione non era migliore: gli attacchi terroristici versavano sangue sulle strade delle maggiori città israeliane, un Primo Ministro di straordinaria levatura come Rabin veniva assassinato da un estremista ebreo e il duro scontro tra i partiti politici spaventava i cittadini israeliani che avevano la sensazione che la loro democrazia stesse per collassare. Ancora dieci anni prima, nel 1985, l’inflazione minacciava di distruggere completamente l’economia israeliana e venti anni prima, nel 1975, il sionismo veniva equiparato al razzismo dalle Nazioni Unite. Se risaliamo addirittura al 1955 la scarsità di risorse e di cibo faceva pensare che lo Stato d’Israele non avrebbe mai celebrato il suo ventesimo compleanno.

Ogni dieci anni sembra che il sogno sionista sia in pericolo, che Israele sia sull’orlo del precipizio. Eppure ogni volta accade l’opposto: dopo l’orrore nazista il sionismo è diventato realtà con la nascita di uno Stato ebraico e ogni dieci anni, nonostante le avversità, questo si è solamente rafforzato. Oggi le minacce del mondo arabo non fanno più paura come nel ’67, il jihadismo minaccia Israele ma le sue vittime sono perlopiù musulmani. La patria dell’ebraismo è diventata lo stato più avanzato in molti ambiti come lo sviluppo tecnologico e la medicina, è una democrazia viva in cui la libertà di espressione è fortemente garantita e il tasso di criminalità è costantemente in calo. La mortalità infantile è ai minimi storici, l’immigrazione porta nuove culture e nuove conoscenze e l’aspettativa di vita è fra le dieci migliori al mondo.

Oggi è Yom Ha’atzmaut, la festa dell’indipendenza dello Stato d’Israele, fermiamo per un momento l’autoflagellazione che ci attanaglia e ricordiamo al mondo che Israele oggi è una potenza di livello mondiale. Ricordiamo che Israele è lo Stato che più di tutti finanzia la ricerca e lo sviluppo, che le Nazioni Unite, istituzione tradizionalmente avversa allo Stato ebraico, ha dichiarato che Israele è un modello da seguire in materia di riciclo dell’acqua, ricordiamo che Israele è l’unico paese dell’area dove esiste la democrazia, ricordiamo che nonostante le tensioni con la popolazione palestinese le nuove generazioni si impegnano in programmi culturali per promuovere la pace. Magari fra due o tre giorni torneremo a ripetere quanto Israele sia in pericolo ma oggi, anche per rispetto ai caduti commemorati durante Yom Hazikaron, manifestiamo l’orgoglio di vedere i figli del popolo ebraico difendere con successo la loro patria e auguriamoci, nonostante le apparenze, che fra dieci anni le cose andranno meglio. E’ vero è solo un augurio ma è pur sempre una possibilità.

Tanti auguri Israele, ad 120!

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