L’Islam moderato: una minoranza invisibile di cui abbiamo un disperato bisogno

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

L’Islam moderato: una minoranza invisibile di cui abbiamo un disperato bisogno

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Negare l’esistenza di un Islam moderato è senza ombra di dubbio un pregiudizio assurdo nei confronti dei musulmani ed è dannoso agli sforzi fatti dalla società civile per combattere l’integralismo. Un mondo privo di musulmani moderati dovrebbe essere totalmente inconcepibile ma è in realtà il vero obiettivo della corrente Wahabita dell’Islam esportata fin dal 1970 dall’Arabia Saudita, un’interpretazione religiosa che ha stravolto la fede coranica rendendola dogmatica e violenta. La musica, la danza e la parità dei sessi sono solo alcuni degli aspetti ritenuti peccaminosi, qualsiasi forma d’arte è suscettibile di censura per essere conforme alla Sharia. In molti Stati del Medio Oriente le donne sono quasi degli esseri subumani: matrimoni forzati, femminicidi legati a reati d’onore, l’obbligo di portare il velo.

Purtroppo per i musulmani moderati, la corrente più intransigente è quella che ha una maggiore influenza sulla Umma, la comunità mondiale dei fedeli. Questo in parte è dovuto alla sistematica persecuzione di tutti quegli individui che negli ultimi anni hanno provato a riformare l’Islam, emarginati e trattati come se non fossero dei veri musulmani, costretti a vivere in paesi diversi da quelli in cui sono nati e cresciuti. Spesso vengono a stare in Occidente, dove non sono costretti al silenzio dalle autorità religiose.

Ai ragazzini musulmani di tutto il mondo viene ancora oggi insegnato che ogni giorno che passa senza il Califfato è un peccato, che i musulmani sono obbligati dalle sacre scritture alla jihad contro gli infedeli e, soprattutto, contro gli ebrei il cui destino è quello di morire per mano dei bravi fedeli. Come dimostrato dalla Germania nazista, dal Sudafrica dell’apartheid o dalla segregazione dei neri negli Stati Uniti, è possibile che in un determinato momento della storia un’intera nazione sia dominata da idee totalmente sbagliate. Negare ciò che accade negli Stati arabi del Medio Oriente e pensare che la maggior parte delle persone sia sempre sana, razionale e amante della pace è un’operazione ipocrita e disonesta. E’ un’orrenda bugia che offende le donne, gli omosessuali, gli oppositori politici e gli ebrei perseguitati per il loro non essere aderenti all’immagine dell’uomo data dalla Sharia.

Le proteste seguite all’attentato di Charlie Hebdo ci dimostra come molti nel mondo musulmano siano intolleranti alla libertà di parola, cosa che in Occidente chiameremmo violazione dei Diritti Umani ma che invece se è riferita ai paesi arabi la riteniamo accettabile. Diritti delle donne, delle minoranze, libertà di pensiero e parola sono tutte parole sconosciute per chi vive in Iran o in Arabia Saudita mentre le esecuzioni sommarie, la segregazione sessuale e la persecuzione dei liberali sono invece temi ricorrenti. Ecco perché oggi non è più sufficiente per i moderati dissociarsi dallo Stato Islamico o da al Qaeda, c’è bisogno di un loro impegno per eliminare in molti Stati il reato di eresia, di denunciare un certo consenso verso la violenza contro Israele e gli ebrei, di far conoscere la realtà agli altri musulmani: l’Islam moderno è dominato da una concezione totalitaria piena di principi violenti e sbagliati.

In un contesto del genere il termine moderato va guadagnato sul campo, non può essere dato a chi semplicemente non cerca di ucciderci o convertirci tutti, non si può confondere la moderazione con la normalità! Anche il modo di approcciare il terrorismo islamico ha bisogno di un cambiamento radicale, l’ossessivo slogan “l’Islam è una religione di pace e non c’entra niente con questo” non smuove le coscienze quanto una seria e onesta riflessione sul perché questa piaga del nostro secolo spesso nasce dalle loro comunità. Ogni volta che il terrorismo islamico viene nominato la prima reazione dei musulmani Occidentali è quella di difendere la propria fede, a volte parlando di islamofobia e pregiudizio. Sono così ossessionati dalla loro religione che sembrano aver dimenticato che proprio in nome di questa vengono uccise tante persone. Per guadagnarsi il termine di moderati queste persone invece di pensare a pulire il sangue che macchia l’immagine della loro religione dovrebbero dirigere i loro sforzi verso le loro stesse comunità, il luogo più adatto a combattere efficacemente il fondamentalismo. Presentare la loro religione come sotto attacco rende solamente più semplice il reclutamento da parte dei jihadisti, abilissimi a sfruttare le insicurezze dei giovani.

Naturalmente, come già accennato, il pregiudizio anti-islamico è una discriminazione inaccettabile ma non deve essere una carta che i musulmani moderati possono giocare quando la loro religione viene criticata. Per non macchiarci di islamofobia dobbiamo essere onesti con gli amici musulmani: l’Islam è una delle tante religioni nel mondo e come tale non è esente da critiche e satira.

In ultima analisi i musulmani moderati dovrebbero essere la soluzione al fondamentalismo e al terrorismo islamico. Questi due problemi di portata ormai globale non svaniranno finché non saranno i musulmani stessi a a combatterli, continuare a chiudere gli occhi non servirà a nulla, solo un certo grado di consapevolezza gli permetterà di fare il primo vero grande passo verso una necessaria e profonda riforma del sistema religioso.

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