Il web sfida la censura iraniana

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Il web sfida la censura iraniana

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Sembrerà strano ma in questo periodo dell’anno l’enorme moschea di Mosalla a Teheran ospita una grande fiera del libro. Grazie agli sconti durante questo evento viene venduta una grande quantità di libri, più o meno il doppio di quelli venduti in un anno. I circa cinque milioni di visitatori fanno impallidire le controparti occidentali come la fiera di Francoforte. Tutti i libri esposti sono stati controllati prima della pubblicazione e alcuni addirittura censurati, ordinaria amministrazione per il regime iraniano che scrutina attentamente ogni opera stampata nel paese. Anche l’ayatollah Ali Khamenei ha visitato la fiera e ha ricevuto in regalo una copia di un saggio sulla Cina di Henry Kissinger.

Contemporaneamente però si sta svolgendo una fiera parallela non ufficiale. Si trova sul web ed è libera dai tentacoli della censura che domina la Repubblica Islamica dal 1979. Insieme a Cina, Arabia Saudita e Azerbaigian, l’Iran è fra i dieci Stati con il più alto livello di censura. L’avvento dell’era digitale però sta ponendo una sfida nuova all’apparato di censura del regime: sempre più scrittori e traduttori utilizzano Internet per pubblicare le loro opere, evitando così il controllo riga per riga richiesto per la stampa. A questo va poi aggiunto l’incremento del prezzo della carta che ha spinto i lettori a prediligere il formato e-book (già condannato dalla tv di Stato in quanto “minaccia da prendere seriamente”).

I momayezi, gli anonimi censori che si occupano di controllare i testi, lavorano incessantemente per evitare che qualsiasi cosa sia considerata oscena, inappropriata o moralmente inaccettabile venga divulgata. Grazie a una funzione nel computer, una combinazione di tasti gli permette di eliminare tutte le parole proibite come bacio, maiale, danza o vino. Per evitare errori poi ci sono persone incaricate di leggere interamente il libro per capirne il senso.

Alcune piattaforme digitali come Nogaam aiutano gli scrittori iraniani a pubblicare i loro e-book che poi vengono caricati anche su Google Books per il download. In un’intervista al The Guardian, l’editore Azadeh Iravani ha affermato che Nogaam ha pubblicato venticinque titoli dal 2013 a oggi, tutti di autori iraniani che non avrebbero nessuna possibilità di pubblicare a causa della censura. Fra questi Payam Feili, omosessuale dichiarato. Ogni titolo è “crowdfunded” e ogni volta che viene raggiunta la cifra che compensa l’autore l’opera diventa disponibile gratuitamente. Grazie a queste realtà e all’avvento degli smartphone il mercato dei libri iraniano rischia seriamente di essere rivoluzionato in positivo e le organizzazioni della diaspora della Repubblica Islamica, spesso in contrapposizione con il regime, spingono per incrementare il loro successo sperando di aiutare il paese ad uscire dall’isolamento internazionale.

Uno dei problemi riscontrati da Nogaam e dalle piattaforme simili è la riluttanza di Amazon a inserire un supporto per il Farsi, una scelta dovuta alle sanzioni internazionali pendenti sull’Iran che proibiscono ad alcune imprese di fornire servizi per i cittadini iraniani. Secondo Seyedmostafa Raziei, un giovane autore che ha pubblicato nove e-books, “la censura è inutile, non siamo più nel ventesimo secolo: ora le persone hanno accesso a Internet che elimina i confini e le restrizioni.”

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