Il terrorismo di Parigi e la fase di negazione europea

Finché ci sarà distinzione fra "terrorismo legittimo" e "barbarie" non sconfiggeremo mai i jihadisti

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Il terrorismo di Parigi e la fase di negazione europea

Finché ci sarà distinzione fra "terrorismo legittimo" e "barbarie" non sconfiggeremo mai i jihadisti

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Nonostante ci fossero già stati negli ultimi due anni una serie di eventi che potevano costituire un serio avvertimento di ciò che stava per succedere, il 14 Novembre 2015 la Francia, e l’Europa in generale, è entrata nell’ordine di idee che la minaccia terroristica è concreta e va affrontata direttamente. Non si tratta di una missione impossibile e non dovremmo tutti farci prendere dal panico, l’importante è non negare che stiamo combattendo una guerra.

I francesi hanno scelto la strada della negazione già due volte. La prima quando si convinsero che l’attentato di Tolosa fosse un mero riversamento in terra europea del conflitto israelo-palestinese, un qualcosa di distante e che non doveva comportare una mobilitazione generale o una preoccupazione comune. La seconda quando l’orribile eccidio nella redazione di Charlie Hebdo fu parzialmente giustificato dal fatto che le vignette del giornale satirico offendevano i sentimenti dei musulmani. Più e più volte mi è capitato di sentire che l’aggettivo “islamico” vicino alla parola terrorismo costituiva un danno d’immagine a tutti i musulmani moderati. Ebbene il termine moderato non si può pensare di attribuirlo a chiunque non voglia decapitarci per i nostri valori occidentali, va guadagnato sul campo anche affrontando direttamente chi rimane in silenzio davanti all’orrore o chi ne trova una giustificazione negli errori che purtroppo l’Occidente ha compiuto in Medio Oriente negli ultimi 20 anni.

Anche il rifiuto di voler mettere sullo stesso piano il terrorismo che ha colpito Parigi con quello che da tempo colpisce Israele con maggiore frequenza è una forma di negazione. Onestamente non capisco perché non unire gli sforzi comuni contro questa ideologia della morte che è il terrorismo di matrice jihadista. A parte pochi nomi molti dei commentatori, politici, analisti e giornalisti che stanno riempiendo i talk-show nostrani non hanno ancora accettato l’idea che l’Europa per combattere il terrorismo può e deve imparare da Israele che lo affronta su base giornaliera. La motivazione di questo diniego risiede nell’errata concezione del terrorismo palestinese come di una lotta legittima, giustificabile e comprensibile. Una concezione che sembra aver fatto radici nella nostra cultura europea al punto che nelle settimane precedenti agli attacchi di Parigi la prima preoccupazione della diplomazia europea è stata l’etichettatura dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani e non una soluzione per la devastante guerra in Siria.

Coloro che vogliono creare una distinzione fra “terrorismo legittimo” contro Israele e “barbarie” contro l’Occidente stanno solo alimentando la violenza e permettendo ulteriori bagni di sangue nel mondo. Il terrorismo può avere diversi nomi come Hamas, ISIS, al-Qaeda, Boko Haram, ma ha sempre e solo un obiettivo: imporre l’Islam al mondo. Questo può avvenire con vili accoltellamenti, con bombe negli stadi o con decapitazioni in mondovisione ma il risultato è sempre lo stesso, il tentativo di dominare, fisicamente o anche solo mentalmente, il Medio Oriente, l’Europa, l’Africa e l’America.

Mi rifiuto di pensare che le mie parole possano venir bollate come razzismo. Reputo invece razziste le persone che non vogliono dare importanza a certe frasi pronunciate dai vari imam che gettano benzina sulla fiamma del terrorismo: a loro non è attribuibile quella razionalità umana che dovrebbe guidarci?

Rischiamo grosso a non prendere sul serio le minacce che arrivano dal fondamentalismo islamico. Così come rischiano grosso i potenti della terra a includere nei negoziati per il futuro della Siria tutti quei paesi che finora hanno sostenuto e finanziato il terrorismo internazionale. Finché l’Europa non capirà che sta combattendo la stessa guerra di Israele continuerà a perdere e a non capire come affrontare nel modo più appropriato questo orribile fenomeno che si chiama terrorismo islamico.

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