Il furgone della vergogna

Cosa lega un'idraulico del Texas direttamente alla Casa Bianca?

Michael Sfaradi
Michael SfaradiGiornalista, Scrittore & Reporter di guerra
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Medio Oriente

Il furgone della vergogna

Cosa lega un'idraulico del Texas direttamente alla Casa Bianca?

Medio Oriente
Michael Sfaradi
Michael SfaradiGiornalista, Scrittore & Reporter di guerra

Mark Oberholtzer - ISIS Daesh

L’uomo del giorno, suo malgrado, si chiama Mark Oberholtzer e di mestiere fa l’idraulico in Texas City. La sua impresa di riparazioni ha avuto negli ultimi giorni una campagna pubblicitaria della quale, è facile presupporlo, avrebbe fatto volentieri a meno, e ora si ritrova ingarbugliata a un filo che lega un idraulico del Texas direttamente alla Casa Bianca… ma andiamo con ordine.

Circa due mesi fa Mark Oberholtzer, alla scadenza dei cinque anni di contratto leasing, ha restituito il suo furgone Pick Up alla società che glielo aveva affittato per prenderne uno nuovo. Prima di riconsegnarlo aveva però avvertito che avrebbe tardato la riconsegna di qualche giorno in modo da cancellare le scritte sul furgone con il suo indirizzo e numero di telefono. Il venditore però aveva fretta di riavere quel mezzo indietro e con la scusa di non rovinare la vernice, e su promessa che le scritte sarebbero state cancellate dai loro carrozzieri, lo aveva convinto a non ritardare l’operazione.

Mark riconsegna il vecchio mezzo, prende quello nuovo e tutto sembra andare per il meglio, ma non è così perché a distanza di pochi mesi ecco riapparire il vecchio furgone che, passato di proprietà ancora gira con le scritte mai cancellate. E dove riappare il furgone? Su un filmato di Daesh (ISIS) in Siria o in Iraq, di preciso non lo si è ancora capito, con scritta delle riparazioni idrauliche con tanto di numero telefonico ancora bene in vista, e anziché trasportare tubi e attrezzi vari ora trasporta una mitragliatrice pesante ben ancorata sul pianale posteriore.

Non appena il filmato (La foto è un frame) è stato pubblicato l’idraulico ha ricevuto migliaia di telefonate da tutti gli USA al punto che lo sventurato protagonista ha deciso di portare in tribunale sia la società di leasing, proprietaria della macchina, sia il concessionario che gli aveva messo fretta e, di fatto, impedito di cancellare le scritte maledette.

La richiesta danni è di un milione di dollari. Ma per noi la notizia non finisce qui, anzi, questo è solo l’inizio perché partendo da quello che abbiamo appena raccontato vogliamo scavare a fondo in questa vicenda che a prima vista può sembrare banale ma che invece non lo è. La fretta nel rivolere indietro il veicolo al punto da consegnarlo senza aver prima cancellato le famose scritte diventa, alla luce degli ultimi fatti, estremamente sospetta e le domande su questa vicenda, se si vuole guardare con gli occhi aperti, si moltiplicano a dismisura.

Perché un furgone immatricolato nel Texas gira ora nei territori di Daesh? E soprattutto come ci è arrivato? Chi lo ha acquistato? Dove lo ha venduto? E a chi? Visto che un mezzo pacifico è diventato uno strumento di morte in mano a gente senza alcuno scrupolo morale perché le autorità statunitensi, soprattutto l’FBI che ha fatto del Patriot Act il suo manifesto principale contro il terrorismo, non indaga su questo traffico di mezzi che sia dagli USA che dall’Arabia Saudita sono finiti nell’esercito del Califfo?

Non è possibile credere che tutto questo sia stato gestito e portato a termine senza che le autorità portuali e doganali degli USA, fra le più attente e serie del mondo, se ne siano accorte, questo, lo sappiamo per esperienza, può accadere solo quando dietro alle quinte ci sono le persone ‘giuste’ con i compiti ‘giusti’ a manovrare i fili e le leve di quello che non si dovrebbe mai venire a sapere ma che poi, soprattutto quando i suddetti fili e le suddette leve sono in mano a incompetenti, viene sempre alla luce, anche banalmente come in questo caso.

Sarebbe bastata una mano di vernice sullo sportello e io non stare qui a scrivere. Più volte dalla Casa Bianca e dintorni sono arrivate voci che il Califfo fosse una creazione della CIA o di qualche altra agenzia agli ordini di Obama, voci sempre sussurrate in sordina e solo per dovere di cronaca, una sorta di minimo sindacale. Se pensiamo all’energia messa nello scandalo Watergate e a Nixon che fu cacciato per aver spiato la campagna elettorale del suo avversario, e sarebbe stato rieletto comunque anche se non lo avesse fatto. Che John Edgar Hoover spese milioni di dollari di allora per avere le prove della relazione fra Marilyn Monroe e il presidente Kennedy facendo consumare gli occhi ai suoi nel vedere e rivedere il filmino di una fellatio con la speranza di riconoscere la donna e il presidente in carica. Che in tempi più recenti abbiamo assistito al can – can per un sigaro fumato in allegria, sempre di fellatio si trattò, sembra lo sport preferito dai presidenti USA, da Clinton e la sua stagista del cuore, al secolo Monica Levinsky, nello studio ovale, e paragoniamo tutto questo all’immobilità sia della stampa che delle autorità inquirenti davanti all’attuale inquilino della Casa Bianca certi dubbi diventano certezze e si capisce, o almeno chi vuole capire capisce, il perché del pericolosissimo caos che attualmente regna in medioriente e che potrebbe coinvolgere tutto il mondo e del filo che lega un semplice idraulico alle trame segrete dei più potenti servizi segreti del mondo ‘libero’.

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