Identificato Jihadi John, il boia dello Stato Islamico

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Identificato Jihadi John, il boia dello Stato Islamico

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Si chiama Mohammed Emwazi, è cresciuto a Londra in una famiglia della middle class e si è diplomato al college in informatica il boia dello Stato Islamico conosciuto finora con il nome di Jihadi John che è apparso nei filmati delle decapitazioni degli ostaggi occidentali. La notizia è stata fornita dal giornale americano Washington Post che ha rintracciato i suoi amici e la sua famiglia.

Individuarlo non è stato semplice per i giornalisti del Post visto che l’uomo è comparso nei video esclusivamente con il volto coperto. La ricerca è iniziata grazie al nome John: tre foreign fighters inglesi vengono chiamati dagli ostaggi occidentali con i nomi dei Beatles per la loro provenienza britannica, proprio come il famoso gruppo musicale. Dei tre terroristi John, secondo gli ostaggi liberati, non era neanche il leader.

Nato in Kuwait e trasferitosi con la famiglia a Londra, Emwazi si è laureato all’Università di Westminster per poi partire per un safari in Tanzania nel 2009 dove però non risulta essere mai arrivato. Una volta atterrato a Dar es Salam sarebbe stato detenuto dalla polizia locale insieme a due ragazzi tedeschi. Da quel momento le informazioni si fanno confuse, tornato in Europa ad Amsterdam viene fermato dai servizi segreti inglesi con l’accusa di aver cercato di raggiungere la Somalia per unirsi ai terroristi di al Shabab, viene rispedito a Londra ma riparte subito per il Kuwait dove lavora per una compagnia di computer e si sposa. Nel 2010 mentre era in visita a Londra gli uomini del MI5, i servizi segreti del Regno Unito, lo sbattono di nuovo in cella, questa volta però gli vengono prese le impronte digitali e gli viene impedito di prendere il volo per il Kuwait. Gli viene tolta la possibilità di tornare in Medio Oriente fino al 2012 quando, in seguito al rifiuto della sua richiesta di poter andare a insegnare l’inglese in Arabia Saudita, fa perdere le sue tracce e in qualche modo raggiunge la Siria.

Nonostante i media internazionali siano ora più concentrati su quello che accade in Libia, lo Stato Islamico di Siria e Iraq sta proseguendo imperterrito nelle sue azioni criminali: solo in questa settimana sarebbero più di 200 i cristiani assiri rapiti nell’offensiva condotta nei villaggi al Nord-Est della Siria. Un leader della comunità cristiana, Ablahd Kourieh, ha richiesto un repentino attacco da parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti per fermare le violenze dei jihadisti nei confronti delle minoranze religiose.

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