I giovani ebrei del Vecchio Continente, tra antisemitismo e sfide del futuro – SVEZIA

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Joseph Castelnuovo
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Antisemitismo

I giovani ebrei del Vecchio Continente, tra antisemitismo e sfide del futuro – SVEZIA

Nelle università inglesi è stato fatto divieto di insegnare la cultura israeliana, il reporter Zvika Klein gira per le città europee raccontandoci i disagi degli ebrei locali, il Primo Ministro israeliano invita gli ebrei europei, i più radicati di tutta la diaspora, a venire via dall’Europa e a rifugiarsi in Israele. La domanda allora sorge quasi spontanea, cosa pensano i cittadini europei di fede ebraica?
Per rispondere a questa domanda abbiamo voluto intervistare otto ragazzi provenienti da mezza Europa come Germania, Austria, Inghilterra, Svezia, Grecia e Danimarca; abbiamo intervistato appositamente ragazzi giovani che frequentano le università pubbliche, che sono esposti quotidianamente al dialogo interreligioso e che sono liberi da condizionamenti esterni. Abbiamo provato a capire da loro, giovani dalle menti libere, qual è la situazione nei loro paesi. Vedono delle speranze di futuro e di integrazione nelle loro società? E il discorso di Nethanyahu agli ebrei del Vecchio Continente, a loro parere, è giusto e condivisibile?

Iniziamo oggi con un intervista a Nathalie G., 22 anni, da Malmo, Svezia.
Malmo è la terza città svedese per estensione e conta 316.810 abitanti, la maggior parte di fede musulmana, e la città ospita una comunità ebraica di 4000 anime.

La Sinagoga di Malmo

La Sinagoga di Malmo

Nathalie quale è la situazione per gli ebrei in Svezia?

Per prima cosa è doveroso dire che la Svezia è una Nazione molto grande e per tanto la situazione per noi ebrei è diversa in ogni parte del Paese. Detto ciò, il livello di sicurezza in Svezia è stato notevolmente alzato dopo il recente attacco terroristico a Copenaghen, in Danimarca. La situazione è tesa, ad esempio mi piacerebbe girare con una collanina con il maghen david (la stella di David), ma per paura di finire in situazioni scomode, sia verbali che fisiche, evito a malincuore di indossarla.

Scusa se ti interrompo… hai detto per paura, voi ebrei e tu ebrea, in Svezia avete paura? Se si come la vivete questa paura?

Io non ho mai avuto paura ma se devo essere sincera da qualche anno inizio ad averla; ci sono tante religioni e culture diverse in Svezia e a Malmo, ma ultimamente il dialogo interculturale non funziona, siamo spesso vittime di insulti e pregiudizi. La comunità ebraica ha registrato un notevole calo negli iscritti all’asilo ebraico, i genitori dei bambini sono preoccupati che l’asilo possa essere bersaglio di un attacco antisemita e per questo stanno portando i figli in altre scuole della città lasciando deserte le aule dell’istituzione ebraica che ha ospitato almeno cinque generazioni di ebrei di Malmo. Si, iniziamo ad avere paura, ma questa paura non ci ferma, noi giovani tentiamo quotidianamente di instaurare un dialogo, soprattutto nei licei e negli atenei pubblici che frequentiamo, proviamo con ogni forza e fino all’ultimo fiato a dare informazioni corrette su chi siano gli ebrei, su cosa sia e cosa faccia Israele, marcando la divisione tra ebreo, israeliano e filoisraeliano.

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Quale è la reazione dei vostri interlocutori?

Ci sono state persone che hanno sentito le mie ragioni e che hanno cancellato i pregiudizi che magari inizialmente avevano, ma la maggior parte anziché iniziare un dialogo, iniziano una serie di insulti, che variano dal classico antisemitismo di stampo razziale, a nostalgici rimpianti di Hitler, fino al moderno antisemitismo mascherato da antisionismo, e nei casi peggiori reagiscono violentemente, con percosse e umiliazioni fisiche.

Se la situazione è tanto pesante perché non vi trasferite in un altro paese o come incitato dal Premier israeliano Nethanyahu non vi trasferite in Israele?

Io personalmente non voglio andare via, non penso che andarsene sia un buon modo di relazionarsi al problema, gli ebrei non saranno al sicuro errando e questo è dimostrato da duemila anni di storia. Devono essere prese contromisure che ci proteggano ovunque nel mondo, non ci dobbiamo ghettizzare. E credo che un ebreo debba andare a vivere in Israele solo per credo sionista, per convinzione e non per paura, andare in Israele per paura è come scappare, e noi ebrei non abbiamo nessun motivo di scappare, non abbiamo mai fatto nulla di male, quindi perché scappare?

Allora vedi un futuro per te e per i giovani ebrei svedesi?

Sinceramente non so se ci sia un futuro per noi qui, fino a pochi anni fa avrei detto fermamente di si ma alla luce degli ultimi tempi non lo so, penso che bisogna fare ogni tentativo, come ti ho detto prima, scappare non è una soluzione.

Ringraziamo Nathalie per la sua gentile collaborazione e le facciamo i migliori auguri per il suo futuro.

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