I diritti negati del popolo palestinese

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

I diritti negati del popolo palestinese

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campo profughi UNRWA libano siria giordaniaDal 1948 i palestinesi vengono considerati un popolo oppresso e i cui diritti sono costantemente negati da Israele. La retorica della Potenza Occupante e della Resistenza Armata serve a delegittimare lo Stato israeliano di fronte alla comunità internazionale e, oltre a essere palesemente falsa, nasconde al pubblico la strumentalizzazione ai danni della comunità palestinese condotta dagli altri Stati arabi del Medio Oriente. Molti ricorderanno le recenti esecuzioni sommarie di Hamas nei confronti di presunti collaborazionisti dello Stato sionista o il clima in cui si svolsero le elezioni in cui l’organizzazione terroristica ha preso il potere a Gaza. Ciò che i media invece non raccontano è la sistematica negazione di qualsiasi diritto basilare da parte di Stati che spesso gridano al mostro Israele e al suo olocausto di bambini.
In tutti gli stati arabi (eccetto la Giordania) ai palestinesi è vietato richiedere la cittadinanza a causa di un decreto della Lega Araba emanato nel 1959 “al fine di preservare l’entità e l’identità palestinese”. A questo si aggiunge una sostanziale limitazione della libertà di circolazione, a causa della difficoltà con cui vengono accettati i loro documenti di viaggio, e l’impossibilità di essere rappresentati politicamente visto che ai palestinesi è vietato candidarsi  alle elezioni nazionali (e in alcuni casi anche di votare!). La non concessione della cittadinanza a chi nasce nel paese ospitante è una chiara violazione dell’Articolo 7 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.

Passiamo ora in rassegna tutte le violenze subite dai rifugiati palestinesi nei singoli Stati che compongono il Medio Oriente.

Egitto

Già nel 1948 tutti i palestinesi che varcarono il confine per approdare in Egitto vennero rispediti indietro a combattere gli israeliani. Un’azione disumana di cui si parla poco e che descrive al meglio la strumentalizzazione di cui si accennava prima. Quei pochi che riuscirono a stabilirsi in campi profughi vennero cacciati l’anno seguente in seguito alla decisione del governo egiziano di rifiutare la presenza dell’UNRWA sul territorio nazionale. Da quel momento ben pochi palestinesi sono riusciti ad insediarsi in Egitto viste anche le difficoltà nel procurarsi istruzione e posti di lavoro. Nel 2013 la guerra civile in Siria mette in fuga un grande numero di persone, fra questi un gruppo di siriano-palestinesi che non appena giungono ad Alessandria vengono spediti in carcere. Spesso si sente parlare di Gaza come di una prigione a cielo aperto per colpa degli israeliani, non si capisce perchè le stesse accuse non vengono fatte agli egiziani che dal 2013 tengono chiuso il valico di Rafah vietando il transito persino ai feriti.

Libano

Dal 1962 i palestinesi sono considerati a tutti gli effetti “stranieri in patria”. Inoltre fino al 2010 era in vigore una lista di 73 categorie professionali a cui i palestinesi non potevano accedere, in seguito il numero è stato ridotto a 50. Tutt’oggi ai palestinesi non è possibile lavorare come medici, giornalisti, avvocati o svolgere qualsiasi mestiere abbastanza redditizio. A questo si aggiunge il divieto di vivere fuori dai campi profughi e numerose limitazioni al diritto di istruzione. Per mascherare la situazione reale di discriminazione le leggi si riferiscono a imprecisati “stranieri la cui nazionalità non è riconosciuta”. Migliaia sono state le vittime palestinesi durante la guerra civile in Libano: almeno 5000 tra il 1975 e il 1978, un numero imprecisato tra il 1985 e il 1988 in quella che è stata definita la Guerra dei Campi. Anche il Libano ha dovuto fronteggiare le conseguenze della guerra civile in Siria: rifugiati provenienti da tutta la regione si sono riversati al confine nella speranza di trovare cibo e un tetto sotto cui dormire. Come già visto per l’Egitto i siriani di origine palestinese non sono ben accetti negli altri paesi arabi: almeno 200 di loro si sono visti negare l’ingresso e sono dovuti tornare in Siria.

Giordania

La Giordania è forse lo Stato che più di tutti ha cercato di disfarsi dei suoi abitanti palestinesi. Già nel 1967, alla fine della Guerra dei Sei Giorni, la cittadinanza fu negata agli abitanti di Gaza che tentarono di tornare nei confini giordani. Ad oggi ci sono almeno 165,000 palestinesi in Giordania che, non essendo cittadini, non possono ottenere nessun servizio offerto dallo Stato. Proprio in Giordania nel 1970 si sono svolti i fatti di Settembre Nero in cui migliaia di palestinesi vennero uccisi o espulsi e i loro campi profughi demoliti. Negli anni poi la politica nei confronti dei palestinesi giordani originari della West Bank è stata quella di revocargli la cittadinanza, mossa giustificata come “favorevole alla loro causa”. Nel 2012 si è arrivati addirittura ad una legge elettorale che limita la rappresentanza palestinese in Parlamento a meno del 10%.  A differenza di Egitto e Libano, ai siriano-palestinesi non è stato negato l’ingresso in Giordania ma sono stati separati dagli altri profughi e sistemati in speciali campi di accoglienza.

Siria

Prima dell’inizio della guerra civile i palestinesi in Siria erano almeno 500,000. Nonostante un’integrazione migliore nella struttura socio-economica dello Stato gli era comunque proibito fin dagli anni ’70 il diritto di voto attivo e passivo. Durante la guerra civile la maggior parte dei palestinesi è scappata verso i confini occidentali, chi invece ha scelto di rimanere ha dovuto affrontare la fame e gli orrori del conflitto come i rifugiati del campo di Yarmuk.

Libia

Il regime di Gheddafi ha commesso una moltitudine di atti razzisti nei confronti di tutte le minoranze presenti nel paese. Dopo aver espulso gli ebrei, nel 1994 fu il turno dei palestinesi: almeno 30,000 le persone cacciate e a cui vennero confiscate le abitazioni. La situazione non è migliorata con la morte del colonnello, l’avvento della rivoluzione e il collasso del sistema giudiziario hanno permesso a chi aveva subito confische da parte del governo di rivendicare le vecchie proprietà. I primi a farne le spese sono stati proprio i circa 45,000 palestinesi residenti nell’area di Tripoli che sono stati cacciati a forza dalle loro case. Proprio oggi il Ministro degli Esteri libico ha annunciato che ai palestinesi è vietato l’ingresso in Libia per paura che questi fomentino azioni di terrorismo.

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