Ecco come Israele ha impedito a Daesh di venire in possesso dell’arma nucleare.

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Emanuel Segre Amar
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Medio Oriente

Ecco come Israele ha impedito a Daesh di venire in possesso dell’arma nucleare.

Tutto il mondo libero ha un enorme debito di riconoscenza nei confronti di Israele. Se non ci fosse stato il bombardamento preventivo contro un reattore nucleare siriano nel 2007, bombardamento che i media stranieri hanno attribuito ad Israele, i fanatici dello Stato Islamico sarebbero oggi in possesso della loro prima installazione nucleare. Questa rivelazione è venuta alla luce grazie ad un articolo, pubblicato di recente sul sito internet di attualità NK news, dell’anziano diplomatico americano P. Halpin, che ha messo in luce una intrigante perla dell’informazione che, senza questo, sarebbe stata quasi del tutto ignorata dalla stampa delle dominanti correnti di pensiero.

Se si torna indietro al 30 giugno 2015, l’Istituto delle Scienze della Sicurezza internazionale, che ha sede a Washington, e che ha la missione di bloccare la proliferazione delle armi nucleari, ha messo in rete una ripresa satellitare che rivela che <Il sito del reattore distrutto in Siria è attualmente sotto il controllo di Daesh/Stato Islamico, che, apparentemente, sta anche smantellandolo ed iniziando ad effettuare degli scavi>. (NDLT: questo significa che lo Stato Islamico sta rigirando la terra per trovare materiale fissile utilizzabile per costruire una bomba sporca).

Halpin, che è attualmente ricercatore-lettore presso l’Istituto americano-coreano dell’Università John Hopkins, è stato il primo che ha messo in bella evidenza il significato di queste informazioni satellitari, e non ha tenuto nascosto il proprio pensiero descrivendolo con queste parole: <Se non ci fosse stata l’operazione Orchard -gli attacchi israeliani effettuati contro il reattore nucleare Al Khibar il 6 settembre 2007-, i jihadisti di Daesh potrebbero benissimo avere oggi a disposizione un armamento atomico anziché doversi accontentare di impadronirsi di tanks americani offerti loro dall’esercito iracheno piuttosto che di fucili d’assalto Kalashnikov>.

Secondo alcuni servizi giornalistici stranieri, le forze speciali israeliane, in coordinamento con l’aviazione militare israeliana, hanno colpito l’installazione atomica che il regime siriano stava costruendo con l’aiuto della Corea del Nord nella regione di Deit Ez Zor. Il 24 aprile 2008, cioè oltre sette mesi dopo l’attacco, l’addetto stampa della Casa Bianca ha pubblicato un comunicato del tutto inusuale che diceva che la Siria aveva effettivamente <costruito un reattore nucleare segreto nel deserto nell’est del paese in grado di produrre del plutonio>. Basandosi sulle informazioni disponibili gli Stati Uniti hanno dichiarato che <c’erano delle buone ragioni per credere che questo reattore, che è stato danneggiato, al punto da non poter più essere riparato, lo scorso 6 settembre, non era destinato a fini pacifici> e facevano notare che <in seguito alla avvenuta distruzione, il regime si è preoccupato di interrare subito tutte le prove di ciò che era in realtà. Questo fatto non fa che aumentare i nostri sospetti che il reattore non fosse affatto destinato ad usi pacifici>.

Ed ora, facciamo un salto fino ai giorni nostri e immaginiamo che il reattore siriano sia sempre al suo posto: ebbene, oggi sarebbe nelle mani di Daesh. Basta solo immaginarsi che uno Stato Islamico sia dotato della bomba atomica, uno stato che si è dimostrato così entusiasta di far scorrere il sangue, perché scorrano dei brividi lungo la schiena. Questo movimento radicale, che oramai controlla degli interi territori dell’Iraq e della Siria grandi, per dimensione, come tutta la Gran Bretagna, ha attirato l’attenzione mediatica nell’anno passato grazie alla sua ideologia espansionista e genocidaria, e mira a creare un califfato islamico allo scopo di dominare il mondo. Ha poi dimostrato la propria propensione per il macabro diffondendo dei video nei quali si vedono dei jihadisti che decapitano con fierezza, crocifiggono e bruciano vivi i loro prigionieri.

Come poi fa notare il corrispondente della BBC, Andrew Hosken, nel suo ultimo libro: “L’impero della paura”, in seno allo Stato Islamico l’obiettivo del gruppo terrorista è la conquista di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa ed anche di alcune parti dell’Europa, e tutto questo entro il 2020.  Hosken è anche convinto, come ha dichiarato al Daily Express l’11 agosto, che Daesh non avrebbe esitazione alcuna ad utilizzare delle armi chimiche, biologiche o nucleari per raggiungere i suoi scopi. <Se hanno delle armi di distruzione di massa loro le utilizzeranno>, ha detto, e ancora: <non c’è nulla da aggiungere a queste parole>.

È del tutto inutile precisare che, allorquando il reattore siriano fu distrutto, otto anni fa, si è scatenato lo stesso coro di persone pronte a criticare duramente Israele per averlo fatto. Mohamed El Baradei, il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, all’epoca aveva dichiarato alla CNN che <l’attacco israeliano mi sconvolge>. Se dei paesi avevano informazioni circa programmi nucleari segreti <avrebbero dovuto venire a dirlo a me> aveva affermato.

In retrospettiva è oggi del tutto evidente che fu estremamente giudizioso e perspicace, da parte di Israele, effettuare questo attacco preventivo, perché non ha soltanto impedito al regime brutale di Bachar al Assad di costruirsi delle armi nucleari, ma ha anche fatto abortire uno scenario nel quale lo Stato Islamico avrebbe potuto mettere le sue mani, piene di sangue, sul grilletto nucleare, essendo poi perfettamente in grado di far ballare il mondo intero. El Baradei, e tanti altri che hanno fustigato Israele per la sua azione, dovrebbero oggi rivolgere allo Stato Ebraico le loro scuse più sincere.

Il fatto che Daesh abbia messo le mani su questo reattore siriano bombardato sottolinea, ancora una volta, il ruolo centrale, e spesso poco apprezzato nel suo giusto valore, di Israele sulle linee del fronte del combattimento dell’Occidente contro il terrorismo fondamentalista islamista. Invece di ricoprire continuamente Israele con le sue critiche acerbe, l’Amministrazione Obama ed i suoi piccoli compagni europei dovrebbero ringraziare ben bene lo Stato Ebraico.

Israele rimane oggi l’unico alleato affidabile del mondo occidentale in Medio Oriente, un nocciolo duro contro le forze dell’oscurantismo e del despotismo. In effetti, sradicando questo reattore nucleare Israele potrebbe aver davvero salvato l’umanità dalla prospettiva che Daesh, dotato di un’arma nucleare, faccia una carneficina in Medio Oriente, e non solo là. E per questo il mondo deve ringraziare Israele.

Articolo comparso sul Jerusalem Post il 2/9/2015
Traduzione di Emanuel Segre Amar

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