Gli ebrei, dove sono sempre stati. Il legame ebraico con la Palestina

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Niram Ferretti
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Editoriali

Gli ebrei, dove sono sempre stati. Il legame ebraico con la Palestina

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Niram Ferretti

La narrativa demonizzante su Israele prevede, come tutte le costruzioni ideologiche, gli affatturamenti propagandistici, alcuni capisaldi inamovibili. Il dottor Joseph Goebbels, tra i maggiori esperti in materia, spiegava come fosse necessario ripetere senza sosta poche semplici idee, affinché la mente umana, organo assai poroso, le assorbisse facilmente.

Tra i capisaldi vige la leggenda che gli ebrei avrebbero sottratto terre a un popolo autoctono “palestinese” poi oppresso e confinato in recinti appositi, dai quali cercherebbe di liberarsi attraverso una resistenza nobile. Favole come queste, in cui da una parte si trovano le vittime e dalle altre gli oppressori, rispondono a una necessità schematica, al bisogno di semplificare se non, come in questo caso, di alterare completamente la realtà dei fatti. E la realtà ci dice che in quella terra chiamata Palestina non vi fu mai un mitico popolo palestinese, più di quanto vi sia stato un leggendario ceppo ariano che avrebbe avuto nei tedeschi i suoi discendenti più incontaminati.

Si potrebbe brevemente partire da alcuni nomi biblici, come Giudea e Samaria, poi denominate dagli inglesi occupanti (loro sì lo furono) Cisgiordania e quindi in arabo Diffah IGarbiyyah, (West Bank), quando i giordani occuparono il territorio dal 1948 al 1967, cacciando da esso tutti gli ebrei, dopo esserselo annesso illegalmente nel 1951. Queste terre, oggi, sarebbero secondo l’ONU, “territori palestinesi”. Il problema grave è che non lo sono e non lo sono mai stati non essendovi alcuna base giuridica che giustifichi tale postulato. Certo, non è un mistero che lo sino sia per Fatah che per Hamas, ma per essi anche Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa, e perché no? tutto il resto di Israele sarebbe “territorio palestinese”. Infondo è quello che hanno sempre pensato gli arabi, da Amin al Husseini a Yasser Arafat per giungere oggi ad Abu Mazen.

Gli arabi invasero la Palestina, (così chiamata per dispetto verso gli ebrei nel 135 A.C. dall’imperatore Adriano), nel VII secolo, ed è ragionevole affermare che una legittima rivendicazione sul territorio essi l’abbiano, tuttavia gli ebrei vi erano già insediati da più di un millennio. Ora, qualcuno potrebbe obbiettare, “In ogni caso, dopo la conquista, quella divenne terra musulmana” e non vi è dubbio alcuno che per l’Islam una terra conquistata lo sia per sempre, come specifica senza alcun infingimento la Carta di Hamas del 1989 riguardo alla Palestina. Anche i Pirenei e la Sicilia, per il dettato islamico, sono eternamente assegnati all’Umma. Ma l’Islam non fu dominatore incontrastato e la regione chiamata Palestina passò dagli arabi ai cristiani e poi di nuovo agli arabi con la definitiva cacciata dei crociati da parte di questi ultimi. In questo periodo di tempo, gli ebrei furono, seppure minoritari, continuativamente sul territorio. Dalla caduta del Secondo Tempio nel 70 DC, in poi. I “palestinesi” non erano ancora apparsi sulla scena. Sarebbero arrivati solo molto tempo dopo quando I tempi sarebbero stati più propizi alla loro comparsa poi fatta risalire addirittura ai primordi della storia. E’ specifico dell’Islam l’anacronismo intenzionale. Tutto è islamico, persino Adamo ed Eva, figuriamoci i Gebusei e i Cananei.

Nel 1695, l’orientalista danese Hadrian Reland scoprì che in Palestina nessuno degli insediamenti conosciuti aveva un nome arabo. La maggioranza dei nomi degli insediamenti erano infatti ebraici, greci o latini. Il territorio era praticamente disabitato e le poche città, (Gerusalemme, Safad, Jaffa, Tieberiade e Gaza) erano abitate in maggioranza da ebrei e cristiani. Esisteva una minoranza musulmana, prevalentemente di origine beduina, che abitava nell’interno.

Reland pubblicò a Utrecht nel 1714 un libro dal titolo Palaestina ex monumentis veteribus illustrata, nel quale non c’è alcuna prova dell’esistenza di un popolo palestinese, né di un’eredità palestinese né di una nazione palestinese. In altre parole, nessuna traccia di una storia palestinese. Ed è normale che così fosse poiché i turchi, ma non arabi, dominarono il territorio per quattro secoli.

L’entità turca, non palestinese, cessò di esistere con la fine della prima guerra mondiale, quando l’Inghilterra e la Francia, potenze vittoriose, si spartirono ciò che restava di quel vasto impero, di cui la minuscola Palestina era solo un frammento di scarso conto. La storia è fatta di tanti passaggi, spesso tortuosi, ma anche chiari. E qui la chiarezza dei passaggi storici è esemplare.

Il Medioriente come lo conosciamo oggi, con la Palestina odierna, la Siria, la Giordania, l’Iraq, il Libano, è il frutto della fine dell’impero Ottomano e della sua riconfigurazione da parte delle potenze occidentali. Nel 1922 il Mandato Britannico per la Palestina assegnò agli ebrei la possibilità di insediarsi in tutti i territori ad occidente del fiume Giordano. Questa disposizione non è mai decaduta ma venne fatta propria dall’allora Società delle Nazioni oggi ONU che ha poi provveduto sotto impulso arabo-sovietico a contraddirla molte volte deliberando che quegli stessi territori siano arabi. Niente di più falso.

Sarebbe bello per i cantori propalestinesi produrre un documento che attesti sulla base del diritto internazionale di cui tanto blaterano, che gli “occupanti” israeliani avrebbero conculcato la terra ai legittimi proprietari musulmani, ma non possono produrlo, perché questo documento non esiste.

Fermiamoci qui per il momento. Optiamo per un piccolo esperimento di fantastoria. Dotiamoci della macchina del tempo. Torniamo indietro. Dove ci fermiamo? Ripristiniamo i confini dell’impero Ottomano, (in questo caso dovremmo assegnare la Palestina alla Turchia attuale), oppure torniamo al dominio cristiano (in questo caso dovremmo assegnare la Palestina al patriarcato greco ortodosso), oppure retrocediamo ancora e antecediamo il VII secolo, prima della colonizzazione musulmana del Medioriente. Oggi non troveremo più i romani a cui metterla a disposizione. Dissolto è l’impero con tutte le sue invincibili centurie. Retrocediamo ancora. Chi sono quelli? Ah, sono gli ebrei. Eccoli lì, gli ebrei. In Palestina, o Giudea, come era conosciuta la regione prima di Adriano. Eccoli lì, in Giudea e Samaria, dove sono sempre stati, nei “territori palestinesi”da Giacobbe in poi. Gli ebrei.

Fino alla fine del Mandato Britannico per la Palestina, gli ebrei che vivevano in quella regione, venivano definiti “palestinesi” come gli arabi, lo sapeva?

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