Il centenario della Conferenza di Sanremo

David Elber
David Elber
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Israele, Medio Oriente, Storia

Il centenario della Conferenza di Sanremo

La Conferenza di Sanremo dell’Aprile 1920 è da considerarsi una pietra miliare per la futura costituzione dello Stato di Israele. Infatti è in questa sede che si decise ufficialmente la creazione del Mandato di Palestina che nel 1948 diventerà lo Stato di Israele. Va sottolineato come il Mandato di Palestina fosse, al pari degli altri mandati di classe A (Mesopotamia e Siria), pensato come una necessaria ma transitoria sistemazione dei territori mediorientali, appartenuti all’Impero ottomano che dovevano diventare degli Stati indipendenti. Ma essendo le aree, dove sarebbero sorte queste nuove realtà statuali, prive degli elementi giuridici, politici e amministrativi – secondo i criteri stabiliti dalla Società delle Nazioni – per diventare pienamente autonome e indipendenti, esse dovevano rimanere sotto la supervisone delle Potenze vincitrici della Grande guerra. Quindi la Mesopotamia e la Palestina furono poste sotto mandato britannico, mentre la Siria sotto mandato francese (solo successivamente fu creato il mandato del Libano).

Le tappe
La prima tappa che portò alla ricostruzione dello Stato di Israele fu la Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917. Con questa dichiarazione il governo inglese prendeva atto, ufficialmente, della necessità di creare una patria in Palestina per il popolo ebraico. Questo impegno fu ripreso e portato avanti da altri governi: dichiarazione del governo francese e del governo italiano nel 1918 e di quello americano e giapponese tra il 1918 e il ’19, fino al loro pieno sostegno alla delegazione dell’Organizzazione sionista durante le trattative di pace di Parigi. Questo processo di riconoscimento internazionale è culminato con la Conferenza di Sanremo.

Il principio stabilito collimava con i famosi 14 punti wilsoniani e in particolar modo con il punto relativo all’autodeterminazione dei popoli che doveva essere la base della creazione dei futuri Stati che sarebbero nati dalle ceneri degli imperi centrali.

Queste posizioni, quindi, furono le basi politiche delle due successive conferenze, quella di Londra (12-24 febbraio 1920) e quella di Sanremo, organizzate dal Consiglio Supremo (Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone) per conto della Società delle Nazioni per trovare una definitiva sistemazione dei territori appartenuti allo sconfitto Impero ottomano.

La Conferenza di Sanremo (19-26 aprile 1920) fu la conclusione degli accordi internazionali che portarono alla stesura del trattato di pace di Sevres (10 agosto 1920) con cui si poneva termine alla guerra con l’Impero ottomano. Quanto deciso a Sanremo divenne così vincolante, per il diritto internazionale, tramite il trattato di pace di Sevres e di Losanna del 1923 e in base allo Statuto della Società delle Nazioni.

La Conferenza di Sanremo fu la conclusione politica e giuridica di quanto deciso preliminarmente a Parigi e in base al neo costituito Statuto della Società delle Nazioni. Infatti, in questa conferenza, si diede valore vincolante all’art. 22 dello statuto che prevedeva, per le popolazioni che erano state soggette al dominio ottomano, una forma statuale amministrata direttamente dalla Società delle Nazioni tramite l’istituzione dei mandati affidati a Francia e Gran Bretagna (mandati di classe A). Tali mandati avevano fin dall’inizio una durata limitata nel tempo, anche se una data non era espressamente indicata, ma sarebbero rimasti in vigore fino a che le popolazioni facenti parte dei singoli mandati non fossero stati in grado di costituirsi in Stati pienamente autonomi e indipendenti. Quindi in nessun caso e per nessuno mandato (di classe A, B e C), creato dopo la Prima guerra mondiale, si può parlare di colonie ma si deve parlare di Stati sotto tutela internazionale. La decisione finale sulla piena indipendenza dei singoli Stati mandatari spettava al Consiglio della Società delle Nazioni (così come per qualsiasi decisione volta a modificare un qualsiasi aspetto del Mandato una volta approvato) dopo aver sentito il parere delle potenze mandatarie incaricate e della Commissione permanente per i Mandati.

Entrando nel dettaglio del dibattito politico e diplomatico, durante la conferenza, in merito alla decisione di creare e rendere vincolante il Mandato di Palestina e affidarlo alla Gran Bretagna si possono osservare diversi punti degni di nota.

Un primo accenno si può fare in merito ai partecipanti alla Conferenza: Francia, Gran Bretagna, Italia e Giappone in veste di “Consiglio Supremo” investito dal Consiglio della Società delle Nazioni, di autorizzazione a decidere del futuro assetto dei Mandati in tutti i loro aspetti. In rappresentanza di queste potenze fu invitata a partecipare alla conferenza una delegazione USA (l’ambasciatore USA in Italia con il suo staff) in qualità di “Potenza osservatrice” ma delle cui opinioni si sarebbe tenuto conto in sede di deliberazione in funzione del peso politico statunitense. Gli USA decisero di non far parte della Società delle Nazioni costituitasi con il trattato di pace di Parigi ma di perseguire una politica estera isolazionista. Però è da sottolineare che il peso politico americano fu molto importante per la stesura dei mandati e in modo particolare per quelli di Palestina e Mesopotamia.

Un punto degno di nota, relativo al Mandato di Palestina, fu l’acceso dibattito che si svolse tra la delegazione francese e quella britannica in merito all’accettazione e al completo significato della Dichiarazione Balfour. Benché già accettata da tutti gli Stati durante la Conferenza pace di Parigi, furono espressi dubbi, da parte francese, in merito ai luoghi santi e ai diritti della popolazione non ebraica presente in quello che sarebbe diventato il Mandato di Palestina. Grazie alla mediazione italiana – rappresentata dal Primo Ministro Nitti – furono date tutte le rassicurazioni del caso ai francesi che nessun diritto preesistente relativo ai luoghi santi sarebbe stato pregiudicato e la relativa bozza fu confermata negli artt. 13 e 14 del Mandato britannico che fu approvato in maniera definitiva nel luglio del 1922. In modo particolare, l’articolo 14 fu il più discusso e difficile da formulare, anche per la posizione assunta dalla Santa Sede che era restia ad affidare ad altri la tutela dei luoghi santi cristiani. L’art. 14 fu, in assoluto, l’ultimo articolo del Mandato ad essere approvato.

Il 23 settembre 1922 il Consiglio delle Società delle Nazioni, ratificò il memorandum inglese con il quale, in base all’art. 25 del Mandato, si dava facoltà alla Gran Bretagna, in qualità di potenza mandataria, di “sospendere” o “posporre” nel territorio ad est del fiume Giordano le disposizioni valide per la parte ovest. Di fatto così nasceva la Transgiordania che nel 1946 diverrà lo Stato di Giordania.

Inoltre a Sanremo fu chiarito, da tutte le delegazioni, che la Dichiarazione Balfour conteneva già tutte le rassicurazioni sui diritti delle popolazioni non ebraiche, come ben specificato nella bozza approvata durante la conferenza. Tale bozza diverrà poi l’art. 2 del Mandato di Palestina. Da questo momento la Dichiarazione Balfour, ufficialmente accettata, divenne vincolante per il diritto internazionale e fu così inserita integralmente nel trattato di pace di Sevres (all’art. 95) e nel preambolo del definitivo Mandato britannico di Palestina (1922) confermato poi dal trattato di pace di Losanna (1923).

Nella prima bozza discussa a Sanremo si faceva riferimento, come proposto dagli inglesi, alla “rivendicazione” per il popolo ebraico alla Palestina, mentre in sede definitiva – su insistenza francese e italiana – divenne “storica connessione” con la Palestina per ricostruirne lo Stato. In ogni caso questo passaggio è unico nella stesura dei testi dei Mandati approvati dalla Società delle Nazioni.

Un punto di rilievo saliente riguarda la questione dei confini dei mandati. A Sanremo, tra i partecipanti, non fu trovato nessun accordo in merito (la disputa riguardava in particolare le delegazioni inglese e francese). Oltre a ciò pesarono molto le “dispute sul terreno” in corso in quei giorni con arabi, turchi e curdi. La dichiarazione finale, perciò, rimandava la stesura definitiva dei confini mandatari a successivi accordi. La questione richiese tre anni di trattative per la Palestina e oltre quattro per la Mesopotamia.

Di fatto con la Conferenza di Sanremo verranno gettate le fondamenta del Medio Oriente dei successivi cento anni.

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