Conclusi i negoziati sul nucleare in Svizzera: i nodi da sciogliere in vista dell’accordo definitivo di Giugno

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Conclusi i negoziati sul nucleare in Svizzera: i nodi da sciogliere in vista dell’accordo definitivo di Giugno

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In quella che è stata una vera e propria maratona diplomatica, i negoziati di Losanna hanno portato alla nascita di un accordo quadro fra le sei potenze mondiali e l’Iran sul suo programma nucleare. Questo accordo quadro è stato accolto favorevolmente dalla comunità internazionale ma alcune nazioni del Medio Oriente, specialmente Israele e l’Arabia Saudita,  si dicono ancora diffidenti a causa di alcuni problemi centrali che sembrano restare irrisolti come, ad esempio, il ritmo con cui verranno rimosse le sanzioni sull’economia iraniana o il destino delle scorte di uranio arricchito già in possesso del regime di Teheran. L’accordo, presentato dal Presidente Usa Barack Obama insieme al Segretario di Stato Kerry e al Ministro degli Esteri iraniano Zarif, si è rivelato sorprendentemente molto dettagliato. Nonostante la soddisfazione espressa dalla Casa Bianca e dalle altre potenze, la vera prova finale sarà l’accordo definitivo a cui le parti devono pervenire entro il 30 Giugno.

L’aspetto più importante è sicuramente quello legato all’attuazione: l’implementazione dell’accordo si ammorbidirà nel corso degli anni? Cosa succederebbe nel caso in cui l’Iran riuscisse ad aggirare le restrizioni come ha già fatto negli ultimi venti anni?

Se le ispezioni venissero condotte così come sono state presentate al pubblico, l’Iran affronterebbe una pressione enorme nel caso in cui provasse a ingannare gli americani. E se una serie di regole tecniche supplementari venissero aggiunte nell’accordo definitivo, Israele potrebbe anche cercare di imparare a conviverci: teoricamente questo prevede l’impossibilità per Teheran di sviluppare il materiale fissile sufficiente per la bomba per almeno dieci anni, un risultato che neanche il migliore dei raid aerei sulle strutture iraniane riuscirebbe a raggiungere.

Tuttavia non si possono ignorare alcune lacune. Cosa accadrà alla fine dei dieci anni? Nel caso in cui l’Iran violasse l’accordo, le sanzioni potrebbero essere ripristinate? Senza dimenticare poi la struttura sotterranea di Fordow: secondo il patto l’Iran non può arricchire l’uranio in questo sito segreto sepolto sotto ottanta metri di roccia e l’impianto verrà riconvertito in un centro di ricerca e sviluppo per la fisica nucleare, un termine abbastanza vago che non chiarisce l’ultima dichiarazione di Zarif secondo cui le migliaia di centrifughe già installate a Fordow non saranno smantellate. Ciò significa che queste saranno pronte fin da subito se gli iraniani decidessero di ricominciare le operazioni di arricchimento a pieno regime. Inoltre Fordow, a differenza di molti altri siti, è molto difficile da colpire e agli iraniani basterebbe dire agli ispettori delle Nazioni Unite che non possono ispezionare l’impianto, approfittando magari di una situazione in cui l’attenzione della comunità internazionale è rivolta ad altre faccende, per riprendere la ricerca verso l’arma nucleare.

Il destino dell’accordo dipende anche dalle centrifughe avanzate a disposizione dell’Iran, delle macchine in grado di arricchire l’uranio a venti volte la velocità del modello precedente. Per queste è previsto uno stop completo per dieci anni ma cosa succederà dopo? Durante questo lasso di tempo all’Iran sarà permesso di studiare e mettere a punto – e probabilmente anche produrre – nuove centrifughe ancora più avanzate che permetterebbero di recuperare gli anni persi. Si tratta di un grave vizio, una scappatoia che l’Iran potrà utilizzare se non verrà apportata una modifica nei negoziati che proseguiranno fino a Giugno.

Va inoltre rilevato che in nessuna parte dell’accordo quadro viene menzionato lo sviluppo di missili balistici a lungo raggio o di missili da crociera in grado di ospitare testate nucleari da parte del regime di Teheran. Israele e gli altri paesi dell’arena mediorientale non potranno mai sentirsi totalmente al sicuro finché anche questo campo non verrà incluso nel patto e supervisionato dagli organismi internazionali.

Tutta la fiducia delle sei potenze che hanno partecipato ai negoziati in Svizzera è riposta nell’impressionante e rigoroso regime delle ispezioni a cui l’Iran dovrà sottomettersi e che durerà per almeno una generazione. Avranno però messo in conto l’abilità con cui gli iraniani hanno ingannato la AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) fin dall’inizio del loro programma nucleare? Ora Obama ha l’arduo compito di far digerire l’accordo a Israele e agli altri Stati del Medio Oriente. Secondo il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth il Presidente degli Stati Uniti avrebbe chiamato Netanyahu nella notte per rassicurarlo e offrirgli nuove forniture militari in cambio della sua collaborazione per la progettazione dell’accordo definitivo di giugno. Alla luce però degli ultimi attriti fra i due è difficile affermare che il governo israeliano accetterà senza batter ciglio.

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