C’è chi in Italia giustifica ancora il terrorismo palestinese

Ospitate in talk show, cariche istituzionali e diffusione per mezzo dei Social Network. Ecco come chi ergendosi a difensore della causa palestinese sostiene i terroristi assassini di innocenti

Gianluca Pontecorvo
Gianluca PontecorvoVice Presidente Progetto Dreyfus
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Editoriali

C’è chi in Italia giustifica ancora il terrorismo palestinese

Ospitate in talk show, cariche istituzionali e diffusione per mezzo dei Social Network. Ecco come chi ergendosi a difensore della causa palestinese sostiene i terroristi assassini di innocenti

Editoriali
Gianluca Pontecorvo
Gianluca PontecorvoVice Presidente Progetto Dreyfus

Dopo l’attentato di ieri avvenuto a Gerusalemme in cui un palestinese, Misbah Abu Sbeih, già noto alle forze dell’ordine israeliane, ha ucciso 2 persone e ne ha ferite 6, torna in me quella voglia sfrenata di raccontare la verità. Quella verità tanto palese ma altrettanto celata inverosimilmente dai media italiani.

Ormai dalle agenzie di stampa e dalle testate editoriali siamo abituati a leggere di tutto, soprattutto notizie di cui l’ordine cronologico degli eventi è sistematicamente invertito facendo passare le vittime (gli israeliani) per carnefici (ruolo spesso ricoperto con orgoglio dai palestinesi). Quel che però mi fa rabbrividire è quel meccanismo perverso secondo il quale in molti dei talk show italiani sono spesso invitati personaggi che giustificano, supportano e elogiano un terrorismo palestinese rivolto troppo spesso contro inermi civili israeliani. In tutto questo di contraddittorio nemmeno l’ombra.

Personaggi come Davide Piccardo, Chaimaa Fatihi, Sulaiman Hijazi e altri giovani legati a fantomatiche associazioni per la pace (o in alcuni casi direttamente al mondo dei Fratelli Musulmani) hanno ormai un ruolo fisso in questi programmi sempre pronti a ricordare come la colpa di ogni male, dalla povertà alla fame del mondo, sia sempre colpa d’Israele.

Nessuno ricorda alcuni loro post in cui giustificano massacri di civili inermi e chiudono un occhio davanti al terrorismo. Oggi se si parla di terrorismo tutti sobbalzano dalla sedia ma stranamente quando la matrice è quella palestinese tutto tace.

Trovo infatti inumano sostenere la tesi che a fronte di una guerra che dura ormai da 70 anni si possa giustificare l’uccisione a sangue freddo di una signora di 60 che tornava a casa serenamente dopo essere stata al mercato accusandola di essere “una sporca sionista colona” facendo passare inoltre l’assassino come martire ed eroe. E i primi a sostenere queste tesi, oltre agli scimmiottatori nostrani sono proprio i leader palestinesi di Hamas e Al Fatah, i quali da una parte mostrano al mondo la propria fame di avere uno stato Palestinese e dall’altra incitano all’uccisione degli ebrei con ogni mezzo.

Proprio gruppi come Hamas, Al Fatah, FPLP, Jihad Islamica (e tanti altri sotto-gruppi palestinesi) di partigiano non hanno davvero nulla. Per queste organizzazioni terroristiche la “resistenza” è l’unico fattore in comune solo se letta nell’ottica di voler uccidere gli ebrei.

Mi piacerebbe avere l’opportunità di raccontare questi concetti in TV, davanti a milioni di italiani, proprio come loro propinano le loro tesi. Sbatterli educatamente in faccia a chi sostiene la morte invece che la vita. Sarebbe cosa giusta che gli italiani che ascoltano passivamente le solite storielle di Pallywood sapessero il vero pensiero di questi personaggi. Chissà, forse le redazioni del servizio pubblico e di alcune emittenti private un giorno si degneranno di raccontare davvero come stanno le cose e la smetteranno di dare visibilità, credito e fama a questi signori.

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