L’arsenale chimico di Assad non è stato completamente distrutto

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

L’arsenale chimico di Assad non è stato completamente distrutto

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Secondo il Wall Street Journal il Presidente siriano Bashar al-Assad non avrebbe rinunciato a tutto l’arsenale chimico in suo possesso nel 2013. Le rimanenti armi chimiche ora rischiano di finire in mano allo Stato Islamico o alle milizie di Hezbollah, due organizzazioni che hanno dimostrato di non avere scrupoli nei confronti dei loro nemici.

Secondo il report, che si basa su informazioni estrapolate da fonti d’Intelligence statunitensi, il problema nasce dalla reticenza della comunità internazionale nel pressare Assad per ottenere maggiori informazioni sull’arsenale, un atteggiamento dettato dalla paura di veder completamente rifiutata la proposta da parte del dittatore siriano. Dopo l’attacco con il gas Sarin, effettuato dall’esercito di Assad nella periferia di Damasco, il regime aveva accettato un piano internazionale per la distruzione delle armi chimiche dopo la minaccia di intervento militare degli Stati Uniti.

Lo scorso mese era trapelata la notizia che tutte le armi chimiche in possesso di Assad erano state distrutte. Sembrava un successo diplomatico per il Presidente americano Obama e scarso peso era stato attribuito alla notizia dell’attacco con il gas Cloro a Idlib. Ora si scopre che agli ispettori internazionali è stato garantito l’accesso solo alle strutture dichiarate dal regime e che, temendo per la loro incolumità, questi si sono rifiutati di chiedere informazioni su altri laboratori sospetti. Assad infatti era responsabile della sicurezza degli ispettori, un vero e proprio potere di veto sugli spostamenti in un paese dilaniato dalla guerra civile. Inoltre pare che nell’accordo era prevista la possibilità di richiedere ulteriori ispezioni nei siti non dichiarati in caso di prove che collegassero queste strutture al programma per le armi chimiche, opzione però non esercitata dai governi occidentali per paura di arrivare a una situazione di stallo con Assad.

Negli Stati Uniti la notizia è stata subito ripresa dei critici dell’accordo sul programma nucleare iraniano. In base al patto di Vienna gli ispettori internazionali della AIEA potranno richiedere l’accesso alle strutture sospette solo se saranno in grado di fornire prove di violazioni da parte dell’Iran e in seguito a ventiquattro giorni di attesa. A differenza del caso siriano però gli ufficiali dell’esercito iraniano sono stati chiari nell’affermare che i siti legati a programmi militari rimarranno off-limits.

Secondo gli 007 americani Assad avrebbe voluto tenere per sé un’ultima risorsa contro lo Stato Islamico per proteggere le sue ultime roccaforti. Da quel momento il regime ha perso il controllo su quasi tutto il territorio siriano e queste pericolose armi rischiano di finire nelle mani sbagliate.

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