Antisemitismo in Europa: sei mesi dopo Parigi le istituzioni hanno già dimenticato il problema

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Mario Del MonteEditor
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Antisemitismo in Europa: sei mesi dopo Parigi le istituzioni hanno già dimenticato il problema

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In questi primi sei mesi del 2015 si è parlato molto di antisemitismo in Europa a causa degli eventi di Gennaio e Febbraio in cui alcuni luoghi ebraici furono presi d’assalto da terroristi islamici. Sia dopo l’attentato di Parigi che dopo quello di Copenaghen le inchieste dei principali media europei hanno mostrato empiricamente l’ostilità dei cittadini europei nei confronti dei propri connazionali ebrei e tutti i leader dei paesi membri dell’UE hanno promesso di intervenire con decisione per contrastare il fenomeno. A distanza di alcuni mesi l’attenzione sul problema antisemitismo sembra drasticamente calata ma gli episodi di intimidazione e pregiudizio nei confronti degli ebrei sono ancora molti.

Come già molti commentatori avevano segnalato mesi fa, l’antisemitismo europeo di oggi si maschera dietro un anti-sionismo violento che cerca in tutti i modi di delegittimare l’esistenza dello Stato d’Israele ed è alimentato soprattutto dal mondo politico-istituzionale. Ne sono un chiaro esempio gli episodi avvenuti la scorsa settimana in Grecia e in Francia. Nel primo caso il Sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura Panayotis Sgouridis ha dichiarato, in occasione dell’inaugurazione di un monumento in memoria di 1.484 ebrei deportati dalla città greca di Kavala durante la Seconda Guerra Mondiale, che “le atrocità della Seconda Guerra Mondiale proseguono anche oggi a Gaza, in Siria e a Cipro con l’occupazione turca”. Nel secondo invece l’ufficio prenotazioni del Louvre ha rifiutato la visita di un gruppo di studenti israeliani asserendo di non avere posto salvo poi accettare altre due prenotazioni fittizie provenienti dall’Italia e dagli Emirati Arabi Uniti fatte dallo stesso professore di arte israeliano. Se non stupisce che eventi del genere possano accadere in quella Grecia considerata il paese più antisemita d’Europa, ha destato scalpore il fatto che nella laicissima Francia un’istituzione pubblica abbia potuto compiere un tale atto discriminatorio.

Negli ultimi giorni anche il mondo del calcio, in particolare quello delle tifoserie, si è dimostrato un grande serbatoio di sentimenti antisemiti. I tifosi della Bosnia venerdì scorso hanno dato vita a uno spettacolo indecente sulle tribune in occasione dell’incontro di qualificazione per i prossimi europei della loro nazionale con quella israeliana: al grido “Palestina, Palestina” i supporter bosniaci hanno iniziato a insultare e calpestare una bandiera d’Israele poco prima dell’inizio del match. L’episodio è passato pressoché inosservato sui media internazionali ma la FIFA ha promesso provvedimenti disciplinari nei confronti della recidiva tifoseria bosniaca che era già stata rimproverata per aver intonato il coro “Uccidiamo gli ebrei” prima di una partita amichevole con l’Austria. Non si è trattato di un vero e proprio caso di antisemitismo ma ha destato una certa preoccupazione la comparsa di un’enorme svastica, disegnata attraverso la rasatura del terreno, sul campo di calcio su cui si è disputata l’amichevole internazionale di calcio fra Croazia e Italia. Il simbolo nazista era ben visibile dall’inquadratura televisiva e gli addetti alla manutenzione, visibilmente imbarazzati, hanno tentato invano di coprirlo durante l’intervallo della gara.

In definitiva è possibile affermare che, a fronte di tante promesse e rassicurazioni, poco è stato fatto per intervenire su questo fenomeno sociale dilagante che mette a rischio la presenza ebraica in Europa.

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