Antisemitismo, il caso inglese: criticismo verso Israele e ripercussioni sugli ebrei britannici

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Antisemitismo, il caso inglese: criticismo verso Israele e ripercussioni sugli ebrei britannici

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Dopo il caso francese, anche la Gran Bretagna fa registrare un enorme aumento degli incidenti contro persone di religione ebraica. Si tratta del livello più alto mai verificatosi nel Regno Unito e riguarda violenze, danni alle proprietà, abusi e minacce contro membri delle comunità ebraiche inglesi.

Il Community Security Trust, un’agenzia di sicurezza e beneficenza che gestisce un numero verde con cui è possibile segnalare gli abusi, riporta che sono state 1,168 le azioni di stampo antisemita nel 2014, il doppio rispetto allo scorso anno nonostante la presenza ebraica sul territorio inglese sia diminuita per la forte immigrazione verso lo Stato d’Israele. Inverosimilmente dopo l’attacco al Supermarket HyperCacher di Parigi la polizia ha riscontrato un ulteriore aumento di crimini contro gli ebrei, paventando un possibile rischio emulazione. Fra queste più di mille azioni, 81 sono i veri e propri assalti fisici (fra cui un’aggressione violenta con una mazza da baseball), un numero spaventoso che fa pensare quasi a una caccia all’ebreo.

In linea con gli altri paesi europei, l’incremento delle violenze si è verificato durante e dopo il conflitto a Gaza di questa estate: solo nel mese di Luglio nelle città del Regno Unito sono stati segnalati un numero di incidenti maggiore della somma dei 6 mesi precedenti. In particolare dal report del CST si può notare che passeggiare indossando abiti tradizionalmente religiosi significa dover subire almeno un abuso verbale al giorno. Persino i bambini che indossano le uniformi delle scuole ebraiche non vengono risparmiati, uno degli episodi che più hanno shockato la comunità ebraica londinese vede protagonista un uomo che pretendeva di non far salire un gruppo di ragazzi sull’autobus minacciando di dar fuoco alla vettura.

Solo il 18% degli appartenenti alle comunità ebraiche sta pensando di lasciare il paese, nonostante molti non si sentano sicuri gli ebrei inglesi sono profondamente convinti che gli attacchi non siano diretti a loro ma ai valori comuni della società britannica e hanno intenzione di far valere le proprie ragioni attraverso i tribunali. Soprattutto sul tema dei social media il governo ha mostrato aperture dopo il caso Garron Helm, un ragazzo di 21 anni spedito in carcere per un mese dopo aver twittato una foto del Ministro della Salute Luciana Berger con una Stella di David sulla fronte e l’hashtag #hitlerwasright. In reazione la Berger ha sollecitato le compagnie digitali e Twitter in particolare ad affinare strumenti più incisivi per agire nei confronti di quegli account che vengono utilizzati per fomentare odio razziale e religioso visto che, allo stato attuale, sono troppo permissivi su questo tema. Il 75% degli incidenti si è verificato nelle aree di Londra e Manchester, sedi delle più popolate comunità ebraiche inglesi, e gli assalitori, identificati solo nel 29% dei casi, sono nella maggior parte dei casi inglesi o emigrati del Sud-Est asiatico mentre solo il 10% fa parte delle comunità musulmane.

Il Primo Ministro David Cameron si è espresso sulla vicenda affermando che “il report ha un peso importante, nessun disaccordo sulla politica di Israele può giustificare l’antisemitismo o qualsiasi altra forma di razzismo, pregiudizio ed estremismo.” Solo pochi giorni fa il Vice Presidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, si diceva preoccupato dei recenti rigurgiti antisemiti negli Stati membri dell’UE e del fatto che gli ebrei sentono di non avere un futuro nel continente europeo. “E’ una sfida al principio fondamentale dell’integrazione europea, un tema molto più importante di ogni discussione riguardo l’Euro o il mercato interno. Dobbiamo servirci dell’educazione per far si che ogni cittadino si senta parte dell’Europa a prescindere dal suo credo o background culturale, non possiamo perdere parte della nostra popolazione per colpa del fanatismo.”

Un sondaggio svolto qualche mese fa mostra come la maggior parte dei cittadini inglesi sia convinto che Israele è la più grande minaccia alla stabilità mondiale, molto più di regimi dittatoriali come la Corea del Nord. C’è bisogno di una maggiore riflessione a livello globale su ciò che accade in Medio Oriente altrimenti si concede a questa nuova strisciante forma di antisemitismo di insinuarsi nelle menti degli uomini: affermare di essere “solo contro Israele e il sionismo” permette di nascondere sentimenti antiebraici in piena luce del giorno. La discriminazione nei confronti di una nazione è razzismo ma quando si tratta di Israele molti fanno orecchie da mercante. Immaginate di sentire gli stessi discorsi sulla Cina o sul Pakistan: molti si affretterebbero a esprimere il proprio sdegno oppure prenderebbero le distanze da alcune affermazioni. Naturalmente con questo non si vuole dire che non può esserci spazio per un criticismo nei confronti di Israele. Come tutte le democrazie occidentali uno spazio per il giudizio negativo delle politiche statali è sempre assicurato, sia nel paese stesso che al suo esterno. Ciò che andrebbe censurato è il linguaggio colmo di odio, pregiudizio e razzismo che è diventato ormai parte della visione maniacale che il mondo ha dello Stato d’Israele.

Tutto questo ci fa tornare alla prima ragione per cui Israele è nato: fornire agli ebrei un luogo con cui hanno storicamente un legame profondo e in cui possono difendersi dalle continue persecuzioni che hanno subito in circa 4,000 anni. Purtroppo oggi più che mai questa è una necessità. Anche solo per far capire che, come gli ebrei europei non possono essere ritenuti responsabili delle politiche israeliane, la politica israeliana non è responsabile dell’antisemitismo dilagante nel mondo.

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