Accordo nucleare: cosa salvare del patto e le false speranze occidentali

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Mario Del MonteEditor
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Medio Oriente

Accordo nucleare: cosa salvare del patto e le false speranze occidentali

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Nel presentare al pubblico l’accordo sul nucleare iraniano le potenze mondiali che hanno negoziato il patto ne hanno descritto tutte le caratteristiche virtuose tranne una: la possibilità che il nuovo flusso di denaro porti ad un cambiamento di regime. Il fatto che non ne parlino non significa che non ci abbiano pensato, a conti fatti un’ipotesi del genere è l’unica razionale motivazione valida per giustificare tanta fiducia in questo accordo.

Secondo i termini del patto firmato a Vienna le restrizioni sul programma nucleare iraniano termineranno gradualmente in quindici anni, da quel momento in poi l’Iran avrà la possibilità, arricchendo una determinata quantità di uranio, di accedere alla bomba nucleare in brevissimo tempo. Nel voler cercare forzatamente una prospettiva ottimista sul patto questi quindici anni rappresentano il lasso di tempo in cui le sei potenze mondiali si aspettano un cambiamento all’interno della Repubblica Islamica. Secondo i sostenitori di questa teoria la rimozione delle sanzioni economiche, e il conseguente flusso di investimenti esteri in Iran, aiuterà a far penetrare le idee e lo stile di vita occidentale all’interno del paese spingendo verso la democratizzazione e, infine, verso il cambio di regime.

Un altro fattore che alimenta questa speranza è la precaria salute dell’Ayatollah Ali Khamenei. Il settantaseienne leader religioso e politico soffre da anni di cancro alla prostata e secondo alcune voci non avrebbe un’aspettativa di vita superiore ai due anni. E’ possibile che quando sarà morto gli iraniani, incoraggiati dalla maggiore prosperità economica derivante dalla rimozione delle sanzioni, chiedano un cambiamento drastico nella gestione dello Stato.

Queste considerazioni lasciano pensare che il mondo occidentale, in particolare gli Stati Uniti, si sia ormai rassegnato al fatto che è impossibile rovesciare il regime degli Ayatollah dall’esterno, il popolo iraniano dovrà farlo autonomamente. Finché Khamenei è ancora in vita questo è francamente impossibile: l’ultimo tentativo di insurrezione del 2009, la cosiddetta Rivoluzione Verde, fu soffocato nel sangue con successo, non c’è ragione di credere che la leadership iraniana adotti un atteggiamento più morbido in caso di nuove sommosse popolari.

Anche l’impatto della rimozione delle sanzioni sulle Guardie Rivoluzionarie andrà attentamente analizzato. Finora, in assenza di compagnie estere, le IRGC hanno potuto arricchirsi sfruttando le riserve di gas e petrolio. Sebbene l’accordo non distruggerà sicuramente la milizia agli ordini di Khamenei, ci si attende una certa diminuzione della loro influenza nella società iraniana.

A Gerusalemme non credono a queste speculazioni, un cambio di regime è auspicabile ma al momento ancora lontano dal realizzarsi. Il timore è che invece i settecento miliardi di dollari sbloccati verranno utilizzati per finanziare le organizzazioni terroristiche affiliate al regime come Hezbollah. Israele non ha intenzione di scommettere sul futuro del mondo, non bastano la Coca Cola o le Mercedes per far penetrare i valori dell’Occidente liberale in una società chiusa all’esterno come quella iraniana. E’ vero che l’opposizione sarà incoraggiata e proverà ad avanzare alcune richieste ma è difficile credere che i conservatori cederanno il controllo, soprattutto alla luce del pregiudizio verso il riformismo instillato nella maggior parte della popolazione da anni e anni di teocrazia.

Il problema principale di questa teoria consiste nel fatto che gli Ayatollah hanno già dato prova in passato di saper tenere il paese fuori dalla sfera d’influenza dell’Occidente. Non è così difficile immaginare che il governo tenterà di essere l’unico a beneficiare del nuovo afflusso di denaro. Chiunque speri che a breve la popolazione iraniana scenda in piazza per chiedere un cambio di regime dovrebbe sapere che Khamenei ha già pianificato la sua eredità. Per quanto crudele e senza scrupoli la Guida Suprema si è dimostrato un uomo molto intelligente in grado di uscire vittorioso da qualsiasi sfida gli si sia presentata davanti, ignorare la sua astuzia è un errore che l’Occidente non può permettersi.

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