L’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che fomenta il conflitto contro Israele

Ugo Volli
Ugo Volli
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pregiudizio antisraeliano

L’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che fomenta il conflitto contro Israele

Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che fomenta il conflitto contro Israele. Le Nazioni unite hanno due agenzie per i profughi, una si chiama Unhcr (United Nations High Commissioner for Refugees), è stata fondata nel 1950, ha sede a Ginevra e assiste i rifugiati di tutti i paesi del mondo, dalla Siria al Congo, dai Rohinga ai migranti in Europa, per un totale oggi di 17 milioni di assistiti, con un budget di circa 8 miliardi di dollari e 11 mila dipendenti . L’altra agenzia è  l’Unrwa (United Nations Relief and Work Agency) fondata più o meno contemporaneamente all’ Unhcr, con sede ad Amman e a Gaza, che ha un budget intorno ai due miliardi e mezzo di dollari e oltre 30 mila dipendenti per 5,3 milioni di persone, il tutto per un un unico conflitto e un’unica popolazione, i palestinesi. C’è un’evidente sproporzione.

La ragione è che Unhcr e Unrwa hanno due differenti definizione di rifugiato e dunque due missioni diverse. Per l’Unhcr “un rifugiato è qualcuno che è stato costretto a fuggire dal proprio paese a causa di persecuzioni, guerre o violenze”. Per l’Unrwa “la definizione operativa di rifugiato palestinese è qualsiasi persona il cui normale luogo di residenza fosse la Palestina durante il periodo dal 1 ° giugno 1946 al 15 maggio 1948 e che abbia perso casa e mezzi di sostentamento a seguito del conflitto del 1948. I rifugiati palestinesi sono persone che soddisfano la definizione di cui sopra e discendenti di padri che soddisfano la definizione.”

Fra le due definizioni, che vengono dai  siti delle organizzazioni ci sono cospicue differenze. Una è taciuta, ma certamente vera: l’Unrwa non ha mai assistito alcun ebreo, e nel conflitto arabo/israeliano ha preso una parte precisa, contro Israele. La seconda è che l’Unhcr si prende cura di persone fuggite dal loro paese, e l’Unrwa anche di quelli che hanno sì perduto casa o lavoro a suo tempo ma sono rimasti nel loro paese e per esempio vivono in quello che oggi si definisce “stato di Palestina” e magari casa e lavoro se lo sono riconquistati. E’ una differenza sostanziale perché, per esempio, milioni di tedeschi, di italiani, di polacchi in Europa e di indiani e pakistani in Asia hanno perso casa nello stesso periodo, ma sono stati ricollocati nel loro paese. Oggi nessuno si sognerebbe di definire rifugiato un italiano nato a Fiume o un tedesco nato a Koenigsberg.

La differenza principale poi è che la condizione di rifugiato per l’Unrwa è estesa automaticamente a tutti i discendenti in linea maschile di questi rifugiati originari. Oggi è chiaro che  i rifugiati arabi originari del ‘48 sono solo più alcune migliaia di ultrasettantenni ma per l’Unrwa a loro si aggiungono cinque milioni di loro discendenti; se stesse a loro, fra cinquant’anni saranno dieci milioni o venti, tutti coloro che potranno vantare un trisnonno originariamente “rifugiato”. L’Unhcr cerca dunque di ricollocare i rifugiati, di riportarli alla vita normale. Il suo successo sono coloro che escono dalla condizione di rifugiati. L’Unrwa  invece si propone di perpetuarne per sempre lo stato, in linea con la costante politica di quasi tutti gli stati arabi (con la sola eccezione della Giordania) di non concedere la cittadinanza e i pieni diritti civili ed economici ai rifugiati del ‘48 e del ‘’67 per usarli come arma contro Israele. Ma anche i “palestinesi” che vivono in “Palestina” e vi godono tutti i diritti politici e civili per l’Unrwa sono “rifugiati” in attesa di tornare ai villaggi dei loro nonni, che nel frattempo sono diventate città israeliane. Come se l’Italia tenesse da parte gli esuli di Fiume e Zara in attesa di vincere una guerra con la Croazia, di cacciare gli abitanti attuali di quelle città e ricollocarvi i “profughi”: la ricetta per una guerra infinita.

In sostanza l’Unrwa si identifica con questa politica, ne costituisce lo strumento. Nessuna meraviglia allora che nelle sue scuole si insegni ancora ossessivamente l’odio contro Israele, nonostante le promesse di riformare il curriculum, che fra gli impiegati dell’Unrwa vi siano numerosi terroristi identificati e che le elezioni sindacali siano sempre vinte dalle liste di un’organizzazione terrorista come Hamas, che la stessa Hamas abbia usato le scuole dell’Unrwa come basi logistiche e di comando o depositi di armi, che di recente queste stesse scuole abbiano concesso giorni di vacanza agli studenti per andare a cercare di sfondare il confine di Gaza e così via.

Non sono incidenti. L’Unrwa è considerata e si considera un organo esterno del governo del popolo palestinese in guerra contro Israele e si comporta di conseguenza. Alimenta e perpetua il conflitto, a causa di come intende la propria missione sostanziale, cioè non tanto soccorrere le persone in difficoltà ma edificare e conservare il revanscismo palestinese contro Israele, non normalizzare la situazione ma mantenere accesa la rivendicazione del “ritorno a casa”. E’ chiaro che un atteggiamento del genere non favorisce alcun compromesso. In realtà l’Unrwa non è un’organizzazione neutrale e umanitaria che lavora per la pace ma un ente che opera per la rivincita di guerre combattute settanta e cinquanta anni fa, dunque per la continuazione del conflitto e la ripresa delle armi. Ed è per questo che l’Europa e l’America di Obama l’hanno sempre finanziata, e quella di Trump le ha tagliato i fondi

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