Shoah, dopo 70 anni decifrate le lettere di un deportato

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Shoah, dopo 70 anni decifrate le lettere di un deportato

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Un orrore di cui nessuno ha saputo nulla per 70 anni, metà dei quali trascorsi sotto terra. È l’incredibile storia dei 13 fogli scritti da Marcel Nadjari, un ebreo greco deportato ad Auschwitz, morto nel 1971.

Fogli che nove anni dopo la morte dell’autore sono stati riportati alla luce grazie a uno studente polacco, che partecipò a uno scavo. Adesso le tecnologie contemporanea hanno permesso di decifrare le parole disperate di un uomo, diventato, suo malgrado, Sonderkommando e costretto a occuparsi dei deportati destinati alle camere a gas e dello smaltimento degli stessi.

Marcel scrisse i testi con l’esigenza di raccontare l’orrore che tutti i giorni era costretto a vivere. Non sono testi raccontati da un deportato qualunque, ma da colui che aveva il compito di accompagnare gli altri deportati all’appuntamento con la morte: spostare i corpi, tagliare i capelli, raccogliere gli eventuali denti d’oro e bruciare i resti.

“Alle persone il cui destino era segnato ho detto la verità”, i prigionieri nudi vanno nelle finte docce e sono “costretti ad entrare a frustate e poi sono state chiuse le porte”. Particolari agghiaccianti quelli raccontati da Marcel, di cui conosciamo come sia sopravvissuto grazie a Pavel Polian, che si è occupato della traduzione del documento.

Lo storico russo, infatti, ha scoperto che il caos provocato dall’arrivo dell’esercito di Stalin nel lager portò alla salvezza di Marcel, che prima venne trasferito in Austria e dopo la fine della guerra decise di andare a vivere negli Usa, precisamente a New York, dove ha lavorato come sarto e si è sposato, mettendo al mondo una figlia, a cui sono stati consegnati gli scritti del padre.

Ora i 13 fogli di Marcel verranno portati in giro per raccontare l’ennesima testimonianza sulle barbarie commesse dai nazisti nei confronti del popolo ebraico. La prima tappa è stata Salonicco, città in cui è nato il protagonista di una storia che non poteva rimanere sotto terra.

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