Regno Unito e Israele rafforzano il loro legame nel comparto tecnologico

La conferma che la presenza deI movimento BDS non influenza le partnership tecnologiche tra i due Paesi

Miro Scariot
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BDS, Hi-tech, Israele

Regno Unito e Israele rafforzano il loro legame nel comparto tecnologico

La conferma che la presenza deI movimento BDS non influenza le partnership tecnologiche tra i due Paesi

BDS, Hi-tech, Israele
Miro Scariot

Regno Unito e Israele rafforzano il loro legame nel comparto tecnologico. Possiamo anche fare finta di sorprenderci ma il movimento BDS si conferma ininfluente in termini di relazioni tra nazioni risultando quindi incapace di costituire una forma di pressione politica tale da far regredire il tenore delle partnership transnazionali. A dimostrazione di ciò c’è la nuova spinta che il Regno Unito ha voluto imprimere alle proprie relazioni economiche (che attualmente hanno un valore di 7 miliardi di dollari)  con Gerusalemme nel comparto delle nuove tecnologie con uno sguardo attento alla creazione di una ancor più fitta rete di relazioni utili a creare un migliore “ecosistema dell’innovazione” tra le due parti .

La partnership tecnologica tra Regno Unito e Israele si rinforza e procede sulla falsariga di quanto mostrato degli ottimi risultati del programma BIRAX (Britain Israel Research and Academic Exchange Partnership) che con un bagaglio di 10 milioni di  sterline ha dato un grande contributo alla ricerca sulle cellule staminali. Questo pacchetto di investimenti in termini di ricerca e scambio di know-how non sarebbe stato possibile senza le ottime relazioni accademiche ed la proficua collaborazione tra British Council e l’ambasciata inglese in Israele in collaborazione con la Pears Foundation e l’UJIA.

L’interessante esperienza appena citata non è certo un caso isolato né potrebbe rimanere tale dati i nuovi progetti firmati ad inizio giugno che, grazie all’impegno del Ministro inglese della ricerca Sam Gyimah, andranno ad accrescere la collaborazione nel settore della ricerca tra aziende e tra gli atenei dei due stati. A dimostrazione della solidità dei rapporti basta guardare al 2017  che ha visto la stretta collaborazione di 490 aziende israeliane e 150 inglesi appartenenti al settore dell’high-tech. Secondo l’UK Israel Tech-Hub negli ultimi 7 anni si sono create 145 partnership per un valore che ammonta a 114 milioni di dollari con ricadute di circa 1.1 miliardi di dollari a beneficio del Regno Unito. Questi numeri confermano l’indole tecnologica della “start-up nation” ma anche le grandi opportunità che questa può offrire a tutti coloro che desiderino dare vita ad una collaborazione capace di partecipare e vincere le sfide globali in materia di salute, big data, sicurezza ed intelligenza artificiale.

Il nuovo accordo è stato salutato con gioia dall’ambasciatore inglese in Israele secondo il quale:

“Questa nuova partnership rende il Regno Unito una delle destinazioni principali per le innovazioni israeliane che possono ora essere parte di molteplici aree della vita del Regno Unito”

A sostegno delle parole dell’ambasciatore David Quarrey ci sono anche numerosi fatti tra cui le commesse di banche come RBS e HSBC i cui 6.4 milioni di clienti sono protetti dagli strumenti di cybersecurity  partoriti da aziende israeliane.

La collaborazione tra i due paesi che sta permettendo di collegare aziende di moltissimi rami come quello del commercio al dettaglio, della sanità, della cybersecurity  ha appena compiuto 7 anni ma sembra non essere mai stata così forte e con prospettive senza dubbio sempre più rosee; con buona pace dei boicottatori.

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