Operazione Fratelli, quando il Mossad salvò migliaia di ebrei etiopi

Redazione
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Storia

Operazione Fratelli, quando il Mossad salvò migliaia di ebrei etiopi

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Il Mossad, un resort di copertura e migliaia di ebrei etiopi salvati. Potrebbe essere la sceneggiatura di un film e invece è una storia realmente accaduta e iniziata nel 1977.

Siamo sulla costa sudanese del Mar Rosso, distante centinaia di chilometri dal primo grande centro abitato. Il Villaggio Arous diventa in poco tempo una paradiso per i turisti. Ottimo cibo, lezioni di windsurf e di immersioni per le persone che decidono di rilassarsi in uno dei 15 bungalow, restaurati da una compagnia svizzera che decise di rilanciarlo dopo che alcuni imprenditori italiani, che lo avevano completato 1972, non riuscirono a farlo decollare.

Nella vita, ancora più che nei film, le storie vengono accompagnate dai se e dai ma. La compagnia svizzera, infatti, non era tale ma era una copertura del Mossad e i gestori del villaggio 007 israeliani, incaricati di una delle più complicate missioni di salvataggio di una comunità ebraica.

A rendere ancora più incredibile questa è vicenda è che fra i clienti del resort figuravano ufficiali dell’esercito egiziano, sudanesi, soldati inglesi, diplomatici europei a Khartoum, che fanno salire addirittura il profitto del villaggio turistico.

Il 1977 è l’anno in cui gli ebrei etiopi cercano rifugio dalla dittatura di Menghistu, arrivando nei campi profughi di Gedaref e Kassala nel Sudan, paese ostile ma al tempo stesso punto nevralgico di passaggio per la salvezza.

Una fuga lunga tre anni che convince l’allora premier israeliano Menachem Begin a far scattare l’operazione.  

Di notte gli agenti del Mossad partono per missioni nel deserto, fino a un punto di incontro a dieci chilometri da Gedaref. Uno degli 007 ha raccontato che da lì raccoglievano i rifugiati e li portavano sulla costa:

“Dicevamo allo staff che andavamo a Khartoum o trovare delle amiche infermiere all’ospedale di Kassala. Non sapevano neanche che eravamo israeliani, raccontavamo che eravamo mercenari”.

I profughi venivano caricati su gommoni Zodiac delle forze speciali israeliane e trasportati fino a una nave militare, la Bat Galim, che li avrebbe condotti al sicuro in Israele. Un giorno, però,  la guardia costiera sudanese li scambiò per contrabbandieri e sparò su uno degli Zodiac, costringendo il Mossad a cercare un’altra strada per salvare gli ebrei etiopici

Uno 007 israeliano scovò una pista di atterraggio britannica della Seconda guerra mondiale, che venne usata per continuare l’operazione fino a quando il generale Jaafar Nimeiri, che l’aveva “permessa” su pressione americana,  non venne rovesciato, costringendo gli agenti del Mossad a fare ritorno in Israele in maniera frettolosa.

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