Perché la guerra in Medio Oriente può partire dagli stretti

Chi si dà da fare per impedirla (Israele, gli Usa). E chi appoggia i guerrafondai iraniani (l’Europa)

Ugo Volli
Ugo Volli
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Medio Oriente

Perché la guerra in Medio Oriente può partire dagli stretti

Chi si dà da fare per impedirla (Israele, gli Usa). E chi appoggia i guerrafondai iraniani (l’Europa)

Medio Oriente
Ugo Volli
Ugo Volli

Per capire la politica bisogna sapere qualcosa di geografia (oltre che naturalmente di storia, di antropologia, di economia…). Ciò è particolarmente vero per una regione che è piccola e povera di risorse naturali (salvo il petrolio, valorizzato da cent’anni), ma importantissima proprio per la sua collocazione geografica che ne fa il punto di incrocio di tre continenti (Asia, Africa e, attraverso il Mediterraneo, Europa). Il centro di questo incrocio di rotte, di traffici, di conflitti che è da sempre il Medio Oriente, è la Siria. Che siano le potenze mesopotamiche (Assiria, Babilonia, Persia, Ittiti in passato, oggi Iran e Iraq) a volersi espandere verso il Mediterraneo, o che sia l’Egitto antico o l’Europa colonialista a voler avanzare verso Oriente, la Siria è la chiave.  E proprio questo ruolo spiega la lunga guerra civile, prima dovuta all’espansione del contagio di Al Queida verso Ovest, poi prolungata e non risolta dall’intervento iraniano che punta al Mediterraneo e alla distanza di guerra da Israele. E’ in Siria e nel Libano che ne dipende da dempre che si difende la sicurezza del Nord di Israele.

Ma vi è un secondo punto geograficamente importantissimo per il Medio Oriente, reso fondamentale dallo sfruttamento delle risorse petrolifere dell’Arabia orientale, degli Emirati, dell’Iraq e dell’Iran: è il Golfo persico, su cui transita tutta questa ricchezza petrolifera, in particolare lo stretto di Hormuz che lo chiude, un canale a V largo una trentina di chilometri e lungo trecento, delimitato per un lato dalla costa iraniana e dall’altra degli emirati e dell’Oman,  per cui passano decine di superpetroliere al giorno trasportando il 60% del greggio che viaggia via mare al mondo.  E un terzo diventato importante dopo l’apertura del canale di Suez, altrettanto essenziale perché ne è l’anticamera. E’ il Mar Rosso, chiuso dallo stretto di Bāb el-Mandeb (il nome significa in arabo “porta del lamento funebre”) largo nella sezione navigabile 25 chilometri e lungo 125, delimitato fra Gibuti e la costa dello Yemen, che non a caso è oggetto di una lunga e sanguinosissima guerra civile alimentata con armi e denaro degli iraniani. Per questo stretto passa tutta la merce diretta in Europa dall’Oriente, e viceversa, su navi che lo usano per arrivare a  Suez evitando così il periplo dell’Africa: dunque non solo il petrolio, ma i manufatti cinesi e giapponesi, le materie prime indiane e indonesiane ecc. Ma vi transitano anche tutti i trasporti marittimi che vengono dall’Oceano per l’Arabia occidentale, la Giordania, l’Egitto e Israele (attraverso il golfo di Eilat).

E’ importante conoscere questi fatti perché la prossima guerra in Medio Oriente potrebbe coinvolgere proprio questi due stretti. Nelle scorse settimane vi sono stati due episodi gravissimi ma sottaciuti dai giornali europei in cui petroliere saudite sono state attaccate dai ribelli houthi, diretti dagli iraniani, all’imbocco del Mar Rosso.

In risposta al rinnovo delle sanzioni americane, i dirigenti delle “guardia rivoluzionarie” che sono il nerbo dell’esercito e anche della marina iraniana hanno dichiarato che “o tutti hanno diritto di esportare petrolio [incluso l’Iran] o nessuno lo farà”. “L’Iran ha ‎la capacità (di bloccare Hormuz) e gli americani lo sanno», ha ribadito Seyed Hossein Naghavi-Hosseini, portavoce della commissione del parlamento iraniano per la sicurezza ‎nazionale e la politica estera. Sono seguite delle manovre molto annunciate delle guardie rivoluzionarie che dovevano dimostrare la capacità di bloccare gli stretti e Trump ha chiarito che un caso del genere sarebbe per gli Stati Uniti un “casus belli”, ragione sufficiente di un conflitto aperto con gli Ayatollah. Bibi Netanyahu ha annunciato che in caso di tentativo blocco degli stretti Israele parteciperebbe alla coalizione internazionale che si batterebbe per tenerli aperti. E il suo intervento non è stato affatto rifiutato dai paesi arabi, come sarebbe accaduto fino a poco tempo fa.

E’ difficile dire come si evolverà la situazione. Ma è chiaro che in tre teatri strategici distanti due-tremila chilometri fra loro (Golan, Hormuz, Bab el Mandeb), l’Iran gioca la stessa partita imperialistica e aggressiva con la guerra. Se Hormuz è ai confini del suo territorio, gli altri due sono lontanissimi e mostrano la volontà di conquistare a ogni costo il potere regionale. La catastrofica situazione economica iraniana, provocata anche da queste avventure, può consigliare agli ayatollah più avventurismo, in un gioco “o la va o la spacca” invece che più prudenza: un paese sull’orlo della rivolta generale per fame può più facilmente essere messo a tacere con una guerra che con una ritirata.

Della necessità di tenere a bada l’imperialismo iraniano sono convinte le più importanti potenze interessate, dall’America di Trump ai paesi arabi alla Russia (benché solo in parte) a Israele. In questa coalizione che cerca di evitare la guerra per la sua potenza c’è un solo assente, anzi retinente, boicottatore: l’Europa. Prima che scattassero le sanzioni, all’ultimo minuto si è affrettata a consegnare all’Iran cinque nuovi aerei che si aggiungono alla sua flotta (che ha evidenti usi militari); subito dopo l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini ha annunciato che l’Europa avrebbe fatto quanto in suo potere per far fallire il boicottaggio americano. E’ qualcosa di peggio dell’ostinazione ideologica di chi, dicendosi democratico, si schiera in linea di principio per i nemici della libertà. E’ il masochismo imbecille di chi, come diceva Lenin, vende ai propri nemici la corda con cui lo impiccheranno. Perché è chiaro che un Iran padrone degli stretti, libero di accedere al Mediterraneo dal Libano, capace di assediare Israele e di egemonizzare il mondo arabo (questi sono i suoi piani), avrà di fronte l’Europa come una preda grassa e pigra, che si affretterà a ricattare e a cercare di colonizzare.

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