Gerusalemme capitale d’Israele, il riconoscimento ufficiale di Trump

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Gerusalemme capitale d’Israele, il riconoscimento ufficiale di Trump

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Gerusalemme è la capitale d’Israele. Il riconoscimento degli Stati Uniti voluto dal presidente Donald Trump è arrivato dopo le promesse fatte durante la sua campagna elettorale:

“È ora di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, è l’inizio di un nuovo approccio al conflitto israelo-palestinese. Israele è uno stato sovrano che ha il diritto, come ogni altro Paese, di decidere la sua capitale. Essere consapevole di questo è una condizione necessaria per raggiungere la pace”.

Il riconoscimento ufficiale è stato salutato con gioia dallo Stato ebraico, il cui premier Benjamin Netanyahu ha affermato che con questa mossa Donald Trump “è entrato per sempre nella storia di Gerusalemme” e che la sua “decisione segna un giorno storico ed è un importante passo verso la pace”.

Diametralmente apposte le reazioni del mondo arabo. Ismail Haniyeh, il leader di Hamas, in un discorso trasmesso dall’emittente Al-Aqsa tv, ha minacciato:

“Dovremmo invocare e lavorare per il lancio di una intifada contro Israele. Il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele è una dichiarazione di guerra nei nostri confronti”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’Olp, secondo cui la decisione di Trump mina alla base la possibilità di una pace in Medioriente e la soluzione a due stati come previsto dagli accordi di Oslo nel 1993: da allora sono passati 24 anni lunghi anni e al posto della pace l’area è stata caratterizzata da numerose intifada.

Un duro attacco è arrivato anche da Abu Mazen, convinto che la decisione americana equivalga a una rinuncia a essere uno dei paesi mediatori per la pace. Il presidente dell’Anp ha ordinato ai suoi diplomatici di lasciare Washington, aggiungendo che questa scelta del presidente Trump:

“Aiuterà le organizzazioni estremistiche a intraprendere una guerra di religione che danneggerà l’intera regione che attraversa momenti critici, e ci trascinerà dentro guerre senza fine”.

In estrema ma precisa sintesi è una chiamata alle armi. Così come fatto dal ministro degli Esteri iraniano, secondo cui la decisione su Gerusalemme “provocherà i musulmani, scatenerà una nuova intifada, accrescerà estremismo e violenza di cui gli Usa e Israele saranno responsabili”.

Il nostro premier, Paolo Gentiloni, si è affidato a un tweet per esprimere la sua opinione:

“Gerusalemme città santa, unica al mondo. Il suo futuro va definito nell’ambito del processo di pace basato sui due Stati, Israele e Palestina”.

“Grave” preoccupazione a nome dell’Unione europea è stata espressa dall’alta rappresentante per la Politica estera, Federica Mogherini, da sempre ostile nei confronti di Israele.

“Profonda preoccupazione” è stata espressa anche da Papa Francesco che ha fatto un appello affinché sia rispettato lo status di Gerusalemme che ha “una vocazione speciale alla pace” ed è “sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani”.

Il Pontefice ha auspicato che:

“Prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti”.

Gerusalemme, intanto, si è risvegliata esattamente come era andata a dormire. La vita è la stessa di sempre, perché la città è stata e sempre sarà la capitale d’Israele, a prescindere da qualsiasi riconoscimento di questo o quello Stato.

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