Forno crematorio in Siria, l’accusa degli Stati Uniti ad Assad

Redazione
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Medio Oriente

Forno crematorio in Siria, l’accusa degli Stati Uniti ad Assad

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La costruzione di un forno crematorio in Siria. È l’accusa rivolta dagli Stati Uniti al regime di Bashar al Assad che, secondo fonti americane, avrebbe costruito un forno crematorio della prigione di Saydnaya per cancellare le prove delle esecuzioni di massa, che avvengono regolarmente nel paese. Secondo il Dipartimento di Stato Usa nel penitenziario a pochi chilometri da Damasco vengono impiccati circa 50 detenuti al giorno.

L’inviato di Washington in Medio Oriente, Stu Jones, ha presentato le foto declassificate dell’edificio della prigione militare divenuto un forno crematorio, attaccando duramente il governo siriano, reo di essere “sprofondato in un nuovo livello di depravazione” con l’appoggio di Iran e Russia, accusata di aver “aiutato o passivamente guardato dall’altra parte” mentre Assad metteva in atto il suo atroce progetto di morte. Foto declassificate che fanno parte di un dossier, realizzato raccogliendo informazioni da varie fonti, fra cui: intelligence, media e ong.

Le accuse americane sono seguite a un rapporto di Amnesty International, basato su interviste a 31 ex carcerati e a oltre 50 funzionari e datato 7 febbraio, in cui è scritto che nella prigione di Saydnaya sono stati impiccati circa 13mila persone dal 2011, anno di inizio della rivolta, al 2015, con l’autorizzazione tra gli altri da uomini molto vicini ad Assad. Amnesty International, inoltre, ha ragione di credere che le esecuzioni non sia siano fermate a due anni ma siano proseguite.

Damasco ha smentito categoricamente il rapporto, bollato dalla Russia come “un’altra deliberata provocazione“, arrivata proprio in un momento decisivo per la soluzione della crisi che sta strozzando il popolo siriano da ormai otto anni.

Occorre fare immediatamente luce su questa vicenda. Ma quale autorità o organizzazione è preposta a farlo? L’Onu di cui Russia è membro permanente?

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