Da Firenze ad Assisi, l’Israel Cycling Academy onora Bartali

Miro Scariot
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Storia

Da Firenze ad Assisi, l’Israel Cycling Academy onora Bartali

Storia
Miro Scariot

La prima squadra professionistica israeliana onora il campione fiorentino ripercorrendo la tratta che, sotto il nazifascismo, il ciclista percorse per trasportare i documenti utili ad aiutare gli ebrei perseguitati. Quello presentato il 15 maggio presso la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio è un evento che si riallaccia con la centesima edizione del Giro d’Italia e con la tappa fiorentina prevista per il 17 maggio. La squadra israeliana ha accettato con entusiasmo l’iniziativa organizzata, un evento speciale carico di significati ed utile ad evidenziare i legami tra Italia ed Israele. Un viaggio che, per bocca degli stessi ragazzi partiti questa mattina da Firenze, sarà un’esperienza in cui le pedalate saranno accompagnate da un senso di gratitudine verso chi ha rischiato la propria vita per il prossimo. Un allenamento atipico e non per i 195 chilometri, uno sforzo che al giorno d’oggi è alla portata di molti appassionati di ciclismo a maggior ragione se si tratta degli atleti professionisti della Israel Cycling Academy. Un percorso, quello da Firenze ad Assisi, che oltre ai paesaggi da cartolina porta con se la storia eroica di Gino Bartali, campione di sport ma anche di umanità; dal 2013 Giusto tra le nazioni. I ragazzi dell’unica squadra di ciclismo professionista in Israele ricalcheranno, dalla località di Ponte a Ema ad Assisi, lo stesso percorso coperto all’epoca da Bartali e dal suo prezioso carico di documenti dalle trenta alle quaranta volte.

Un eroismo taciuto per decenni
La storia di Gino Bartali è venuta alla luce solo dopo la sua morte, il merito di questa scoperta va attribuito all’ebreo fiumano Giorgio Goldenberg che si è confidato con il giornalista fiorentino Adam Smulevich da cui è nato un articolo su “Pagine Ebraiche”. La storia ha stupito e destato ammirazione, un esempio di bontà e stile riassunto nelle parole dello stesso ciclista : “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca.”

Campione di sportività ed umanità
La sua presenza alla Yad Vashem non è un caso ma è frutto dell’opera prestata per salvare oltre 800 ebrei, tra cui il rabbino Nathan Cassuto, durante i rastrellamenti nazifascisti a Firenze. Una prova di coraggio immensa in cui la sua fama e le sue doti atletiche sono state fondamentali per coprire la distanza necessaria oltre che lo scopo di quei viaggi. Nessuno fermava Bartali, gli unici altolà ai posti di blocco erano per qualche autografo o una chiacchierata, una copertura perfetta mentre trasportava i documenti falsi nel telaio della bicicletta.

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