Fatah come Hamas, Israele non deve esistere

Redazione
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Medio Oriente

Fatah come Hamas, Israele non deve esistere

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Il duro scontro tra Fatah e Hamas subisce una tregua quando si parla di Israele. Il movimento guidato da Abu Mazen e il gruppo terroristico che governa la Striscia di Gaza si stanno fronteggiando su tutto (gas, luce) a discapito del popolo palestinese, che dicono di proteggere. Quando però si tratta dell’esistenza dello Stato ebraico, le fratture subiscono un’immediata ricomposizione, fatta di cieco odio e di totale falsità.

Muhammad Shtayyeh, membro del Comitato Centrale di Fatah e suo Commissario al Tesoro e all’Economia, lo scorso 26 marzo parlando alla tv ufficiale dell’Autorità Palestinese, non ha lasciato spazio alle interpretazioni:

“Il movimento Fatah non ha mai chiesto che Hamas riconoscesse Israele. A tutt’oggi Fatah non riconosce Israele. Il tema del riconoscimento di Israele non è mai stato sollevato in nessun congresso di Fatah”.

Un concetto molto chiaro che ha ribadito quello che avevano già detto altri membri di Fatah nel recente passato. Nello scorso giugno, Najeh Bakirat, capo dell’Accademia Al-Aqsa del Patrimonio e delle Antichità del Waqf, ha dichiarato alla TV palestinese:

“Ogni granello di terra in Palestina è nostro. Hebron è parte dello status della Palestina, poiché è parte integrante della terra palestinese, come è ai nostri occhi lo status di Nazareth, Haifa, Giaffa e Acco. Ogni granello di terra in Palestina fa parte della benedetta Palestina e della santa Palestina che è waqf. Perciò è proibito abbandonare un solo granello del suo suolo”.

Due anni prima, Mahmoud Al-Habbash, consigliere di Abu Mazen e capo dei tribunali islamici palestinesi, al quotidiano ufficiale dell’Autorità Palestinese Al-Hayat Al-Jadida, ha dichiarato:

“Secondo la legge islamica della sharia, l’intera terra della Palestina è waqf [inalienabile patrimonio religioso islamico] ed è terra benedetta ed è proibito venderne, cederne la proprietà o facilitarne l’occupazione anche di un solo millimetro”.

Parole d’odio che dovrebbe essere ascoltate da tutti coloro che ritengono Abu Mazen a Fatah essere la faccia pulita degli estremisti islamici, che ingannano il mondo dicendo di volere la pace con Israele. Ma come si può volere la pace con uno stato di cui si nega l’esistenza e ne se progetta la distruzione?

Semplice, non si può. Così come sembrerebbe essere semplice leggere nuovo programma politico di Hamas. E invece no, perché molti media sono stati fuorviati da una frase che recita “libereremo la Palestina fino ai confini del ’67”, senza prestare troppa attenzione a: “L’istituzione di Israele è totalmente illegale. Non via sarà nessun riconoscimento della legittimità dell’entità sionista”.

A dissipare ogni dubbio, semmai ci fosse, ci ha pensato Mahmoud al-Zahar, uno dei fondatori di Hamas:

“L’impegno che Hamas ha preso davanti a Dio è quello di liberare tutta la Palestina. La Carta è il nucleo della posizione di Hamas, mentre il meccanismo di tale posizione è nel documento. Se con la resistenza armata libereremo la Palestina fino ai confini del ’67, allora passeremo direttamente a liberare il resto della Palestina e i territori del ’48, e non ci saranno negoziati. Quand’anche Hamas liberasse il 99,9% della terra di Palestina, non cederà il resto: dal punto di vista religioso morale e nazionale, non possiamo cedere un solo centimetro della terra di Palestina. Ci offende chi dice che Hamas, come altri, ha accettato i confini del ’67”.

 

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