Cos’è la chutzpah

Come un termine yiddish è diventato negli anni una parola chiave della lingua ebraica che è una chiave per capire la cultura israeliana

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Diletta Funaro
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Cultura, Israele, Scienza

Cos’è la chutzpah

Come un termine yiddish è diventato negli anni una parola chiave della lingua ebraica che è una chiave per capire la cultura israeliana

Chutzpah è una parola ebraica che inizialmente aveva accezione negativa e stava per “insolenza” o “impertinenza”, la classica “faccia tosta” di chi crede eccessivamente in se stesso. Ma nel corso degli anni grazie all’utilizzo nella lingua inglese ha acquisito anche un significato positivo. Ad oggi forse, con il termine chutzpah si può intendere una fiducia personale o coraggio che permette di fare o dire cose che ad altri possono sembrare impossibili.

Questo atteggiamento è diventato un ingrediente essenziale nella vita di ogni israeliano, soprattutto se ha voglia di emergere, tanto nel business quanto nella vita di tutti i giorni.

La cultura, l’atteggiamento e la mentalità in generale della Startup Nation è un qualcosa di assolutamente unico e diverso da qualsiasi altra mentalità nel resto del mondo.

Anche Dan Senor e Saul Singer, autori di Start-Up Nation: The Story of Israel’s Economic Miracle (tradotto in italiano con Laboratorio Israele. Storia del miracolo economico israeliano), proprio nel libro utilizzano tale termine, come anche “rosh gadol”, letteralmente “testa grossa”, che si potrebbe tradurre con “atteggiamento responsabile con scarso rispetto versi i limiti dovuti ad una autorità formale”.

La chutzpah è quell’atteggiamento che permette ad una giovane ragazza di diventare CEO di un’azienda, che permette ad un giovane ragazzo di ottenere un finanziamento record per la sua startup. L’ingrediente segreto è semplicemente quello di credere in se stessi e credere che l’idea che si sta portando avanti sia la più innovativa in assoluto.

Ma non è tutto. Secondo gli esperti, un ruolo chiave lo svolge anche il servizio di leva obbligatorio. In questo ambiente è facile interagire con superiori di grado ma non di età, il che significa superare quella sorta di riverenza verso le persone più grandi solo in quanto tali. Dalle unità militari escono a giovani con un bagaglio esperienziale da far invidia, abilità manageriali e di controllo delle crisi, con un approccio che non prevede il termine “impossibile”.

Dite ad un israeliano che la sua idea è assurda e gli avrete appena dato un motivo in più per andare avanti. Questo è un po’ il riassunto del concetto.

A volte la faccia tosta israeliana può risultare antipatica. Tuttavia, a me sembra invece una attitudine assolutamente positiva. Gli israeliani chiamano le cose con il loro nome ed è questa faccia tosta che ha spinto una così piccola nazione ad essere uno dei principali centri high-tech del mondo.

La faccia tosta israeliana, questa attitudine a non arrendersi mai, ha portato spesso a scoperte entusiasmanti, eccone 3 estrapolate dal magazine scientifico siliconwadi.it:

Rewalk Robotics
Rewalk è un esoscheletro robotico per disabili che permette agli individui con disabilità agli arti inferiori di alzarsi e camminare. Il concetto di tornare a camminare per coloro che soffrono di disabilità agli arti sembra assurdo e quindi impossibile. Ma Rewalk è diventato realtà grazie alla tenacia di Amit Gofer inventore e esperto di ingegneria elettrica presso il Technion.

PillCam
Nel 2001, quando Gabriel Meron introdusse la prima pillola video per ispezionare il sistema digestivo, tutti, dai consumatori ai medici rimasero esterrefatti. Sembrava che Meron e la sua azienda, la Given Imaging, avessero portato in vita lo sci-fi del film Fantastic Voyage. Oggi la PillCam viene usata in tutto il mondo per registrare le immagini del tratto digestivo.

Waze
Quando i visionari fondatori decisero di cambiare il paradigma della navigazione, nessuno pensava che ce la potessero fare e che Waze diventasse in pochi anni la più utilizzata App per il traffico.

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