Cattivi maestri: due esempi di come il pregiudizio antisraeliano ha ormai influenzato anche la scuola italiana

Un libro di testo pieno di errori e una conferenza anti-israeliana come formazione per i docenti

Miro Scariot
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News, pregiudizio antisraeliano

Cattivi maestri: due esempi di come il pregiudizio antisraeliano ha ormai influenzato anche la scuola italiana

Un libro di testo pieno di errori e una conferenza anti-israeliana come formazione per i docenti

Voglio aprire riflettendo su un aforisma dedicato alla scuola da Albert Einstein:

“L’istruzione è ciò che resta dopo che uno ha dimenticato tutto quello che ha imparato a scuola.”

Ma cosa resta alla scuola del suo fine principale: l’istruzione ?

Questo quesito può sembrare retorico o appartenente alla solita corrente disfattista ma diventa lecito se si guarda all’eventualità in cui è la scuola ad essere cattiva maestra. Due esempi a sostegno, ahinoi, di questa preoccupazione provengono dai fatti di questi ultimi giorni e riguardano un libro di testo delle medie ed una conferenza organizzata a Pistoia con tanto di loghi e crediti formativi assegnati ai docenti che vi avrebbero partecipato.

Due casi in cui a scuola si fa politica, acquistando un libro pieno di falsi ed inesattezze geografiche o arrivando a premiare la semplice partecipazione ad una conferenza che di accademico aveva ben poco. In entrambi i casi ci vuole una bella faccia tosta da parte dei sostenitori della causa anti-israeliana nel promuovere queste scelte dato che le ricadute di certe scelte si riversano sull’istruzione. In ambo i casi è l’istruzione dei ragazzi e la credibilità a rimetterci ed a finire sotto i riflettori per le negligenze ravvisabili in un’assenza di opportune verifiche da parte del MIUR. Il libro in questione si chiama “Fare geografia insieme” di Enzo De Marchi, Francesca Ferrara e Giulia Dottori, edito da Il Capitello. Un titolo che includendo il verbo “fare” può sarcasticamente lasciare intendere una sorta di volontà di reinventare la geografia, una premessa ironica che sembra realizzarsi sfogliando il manualetto.

Gerico anziché Ramallah come sede degli organi legislativi dell’ANP, Gaza occupata dagli israeliani e Gerusalemme capitale dell’ANP; una sequenza di errori che rispecchiano il sentiment dell’establishment arabo il quale è ben lontano dall’oggettività necessaria in un’aula scolastica. Dal MIUR tutto tace eppure dovrebbero essere argomenti da esame della terza media, nulla di insormontabile per il Ministero ma a quanto pare così non è. Ovviamente scaricare il barile solo sul ministero sarebbe troppo facile in questo caso, prima della pubblica amministrazione doveva pensarci la casa editrice, in fase di revisione, a notare certe nefandezze ma a quanto pare da quelle parti non sono fortissimi sulla geografia.

Messo da parte il fantasioso manuale, anche se sarebbe meglio buttarlo nel cestino, è giunto il momento di parlare di un bizzarro seminario andato in scena a Pistoia. Perché bizzarro? Beh, innanzitutto perché nonostante i tantissimi loghi apposti sul manifesto nessuno sembra riconoscersi nell’iniziativa patrocinata e poi perché dalla presenza a questo seminario i docenti avrebbero beneficiato di qualche credito formativo oltre che l’esonero dal servizio. L’incontro in questione si è tenuto venerdì 27 ottobre presso la biblioteca San Giorgio che ha ospitato quello che secondo gli organizzatori doveva essere un dibattito che confronta «il colonialismo italiano» del periodo fascista con «quello israeliano in Palestina». Questi parallelismi piacciono ai detrattori di Israele, sono facili da gestire e spiegare poiché godono del vantaggio della strumentalizzazione che conduce l’interlocutore ad un confronto con le dittature novecentesche. A Pistoia “capitale della cultura” tutto tace, le smentite sono piovute da un po’ tutte le pari; l’evento è già passato e si è rivelato un mezzo bluff.

La strada necessaria per estirpare politica e fanatismo dalle istituzioni educative è ancora lunga e la violenza verbale del nostro tempo non aiuta a rendere la nostra società più consapevole e propensa a conoscere la verità oggettiva. La mistificazione di questioni storiche, la rivisitazione stereotipata delle tensioni attuali sono le basi su cui vengono innalzati i castelli di una propaganda favorita dal dilagare della post-verità in cui gli appelli alle emozioni ed il revisionismo vanno a braccetto con coloro che sono mossi da interessi poco nobili. In un momento difficile come questo sembra essere tornata di moda la caccia alle streghe nei confronti del fantomatico “burattinaio ebraico” un ritornello non nuovo ma che oggi, attraverso la diffusione di messaggi di odio, prende di mira Israele e la sua stessa esistenza. Si difenderanno dicendo di essere contrari allo stato di Israele ma di non avere nulla di antisemita; il solito escamotage per provare ad ammantarsi di un abito candido sotto al quale si nasconde ben altro. Quello a cui non posso rispondere riguarda la superficialità con cui è stato concesso l’uso di loghi istituzionaliò spazi pubblici e valore formativo a dibattiti che siamo soliti vedere in ambienti ampiamente politicizzati, mi riferisco al caso di Pistoia, così come sarà praticamente impossibile pensare nella buonafede di coloro hanno riempito di errori un libro di geografia delle medie.

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