Barbie, la bambola ebrea

Micol AnticoliEditor & Event Manager
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Cultura

Barbie, la bambola ebrea

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Se è vero che l’ebraismo è una religione matriarcale, allora Barbie, la bambola più famosa al mondo, è ebrea. La sua mamma, cioè colei che l’ha ideata, era infatti Ruth Molko, la donna che insieme a suo marito Elliot Handler fondò la Mattel, dopo essersi conosciuti ad un ballo dell’organizzazione ebraica B’nai B’rith International.

In principio l’azienda produceva mobili per le bambole, fino a che Ruth ebbe un’intuizione geniale mentre osservava sua figlia Barbara giocare; la bambina ritagliava le figure delle signore dalle riviste e le usava al posto delle bambole, che fino a quel momento avevano tutte le sembianze di bambine. Allora perché non produrre una bambola adulta?

Così nel 1959, Ruth presentò il primo prototipo di Barbie alla fiera del giocattolo di New York, dove riscosse un successo inaspettato, tanto che nello stesso anno ne furono venduti ben 350.000 pezzi. La bambola, espressione dell’istinto materno delle bambine, diventava così qualcosa di diverso: ciò che le bambine volevano diventare, un qualcosa da imitare.

Il nome Barbie era il diminutivo di Barbara, così come il bellissimo Ken prendeva il nome dal figlio Kenneth, poi scomparso tragicamente. Negli anni poi la bionda con i occhi azzurri fece spazio ad ogni sorta di bellezza diversa e insieme alla società statunitense si evolse anche la bambola, sempre più emancipata e impegnata tra lavori e hobby da coltivare.

Si può dire che Ruth Molko abbia anticipato di diversi anni la concezione della donna nella società, attraverso la visione delle bambine che non dovevano più per forza pensare alla mamma che sarebbero state, ma potevano iniziare a sognare quale tipo di donna avrebbero voluto essere.

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